Incontrando gli autori si va incontro a sorprese
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Venerdì 03 Luglio 2009

Ogni autore vive l’incontro con i lettori – possibili o affezionati – a modo suo. Per alcuni può essere un peso. Per altri un momento di gloria. O semplicemente di confronto. Ma che lo viva bene o male, la cosa certa è che un autore lo deve vivere: non può sottrarsi alle presentazioni del suo libro. Pure a un’autrice alle prima armi come me è capitato di girare un po’ l’Italia come ospite di rassegne e festival. Alla fiera delle Parole di Rovigo ad esempio ho presentato il mio libro davanti a 10 persone (fino a lì amici e parenti non arrivano) e in questo vasto pubblico comparivano: un uomo di mezza età vestito da mago, una donna avvolta in un mantello di tulle, e Andrea Vitali. Proprio lui, il grande scrittore, finalista allo Strega 2009 con “Almeno il cappello” (Garzanti) era lì davanti a me, probabilmente per riposare i piedi e stare in un luogo poco affollato prima della sua presentazione, ma intanto c’era!
Personalmente mi colloco nella categoria di autori per cui parlare del proprio lavoro è uno spasso. Ma sono decisamente un pesce piccolissimo nell’immenso mare dell’editoria. Un mare in cui non mancano delle vere e proprie rock star.
Licia Trosi - scrittrice fantasy italiana per eccellenza, autrice de “Le cronache del mondo emerso” (Mondadori), nonché astrofisica di successo - alla fine della sua presentazione è stata presa d’assalto dai lettori e salvata in extremis dal marito. Restando in tema di rock star della penna non si può non citare Niccolò Ammaniti. L’autore di “Io non ho paura” (Einaudi) e “Come Dio comanda” (Mondadori) nelle presentazioni è così allegro, che nella foga sbaglia pure i congiuntivi. Gli addetti ai lavori mi hanno assicurato che lo fa apposta e io mi sono sentita così rincuorata, da non aver avuto la prontezza di chiedere e perché? Comunque – congiuntivi e fiction a parte – Ammaniti conquista tutti, tranne forse quei due o tre giornalisti che da giorni avevano chiesto di intervistarlo dopo l’incontro ma a cui lo scrittore ha risposto picche perché aveva troppa fame. Ci sono invece degli scrittori che si aggirano per i festival come antieroi. Un esempio è Aidan Chambers – autore inglese amatissimo dai più giovani – che si muove per la città indossando una maglietta dello staff, salutando educatamente tutti quello che lo fissano estasiati o si danno gomitate chiedendosi se è proprio lui. Un autore così, che parla con te come se fosse un simpatico pensionato dedito a riempire il tempo dando una mano agli organizzatori, e non l’autore di libri crudi e poetici e potenti come “Questo è tutto” (Fabbri).
C’è anche lo scrittore esperto e organizzato, sul modello di Marco Buticchi, il Wilbur Smith italiano, autore da un milione di copie, che arriva alle presentazioni con un borsone - stile “scusate esco ora dalla piscina e non sapevo proprio dove mettere l’accappatoio” - pieno in realtà di tutti i libri scritti nella sua carriera, dai primi autoprodotti a quelli venuti dopo il decisivo incontro con Mauri Spagnol (gruppo che racchiude la casa editrice Longanesi, con cui ha pubblicato tra gli altri “Il vento dei demoni”).
E anche tra gli esordienti c’è chi sa il fatto suo. Come Christian Frascella, autore di “Mia sorella è una foca monaca” (Fazi) che presenta questo libro dall’accattivante titolo spaparanzato come fosse sulla poltrona di casa sua (o forse anche di più), parlando con un tono lento e strascicato che in quarta fila già non esiste più e strappando con questo suo modo di fare tante risate. Ai più.
È possibile infine incontrare autori che somigliano ai loro libri. Come Elisabetta Gnone, creatrice del fatato mondo di “Fairy Oak” (Giunti), deliziosa e gentile proprio come i personaggi e le vite che racconta.
www.simonalenic.it