Arriva lo scudo-ter 'firmato' Giulio Tremonti
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Venerdì 03 Luglio 2009

Scudo fiscale, accordi contro le doppie imposizioni, pacchetto di misure su antiriciclaggio, rogatorie internazionali e intercettazioni. In questo 2009 tutto s’incrocia, si lega, si cuce, nel tentativo di creare la stoffa nuova per il vestito del futuro della Repubblica di San Marino. Perché una cosa è chiara a tutti: niente sarà come prima.
Venerdì scorso il Consiglio dei Ministri Italiano ha approvato un decreto fiscale che determina di fatto una stretta sulle attività detenute nei cosiddetti paradisi fiscali e maggiori controlli sulle società che ricorrono agli arbitraggi fiscali internazionali. Le norme sembrano essere propedeutiche a una nuova edizione dello scudo fiscale sulla regolarizzazione dei capitali esportati all’estero che comunque non compare nel provvedimento. Secondo quanto riferisce la stampa italiana, lo scudo potrebbe essere introdotto con un emendamento al decreto durante l’esame parlamentare a metà luglio. Per opportunità sembra che il governo ritenga per ora doveroso attendere il G8 di L’Aquila del 9-10 luglio, che avrà di nuovo sul tavolo la questione dei paesi off - shore. Ancora si sa poco, molte illazioni sui dettagli, ma una cosa sembra certa: il varo dello scudo fiscale Ter per il rientro dei capitali esportati è una decisione di fatto già presa. I tecnici del ministro dell’Economia Giulio Tremonti puntano su un’aliquota differenziata. Si parla di una forchetta tra il 4 e l’8%, o “tra il 7 e il 10%”. Qualche giornale come La Repubblica afferma che “la generosità sarà massima, condono totale e tombale, accompagnato dall’anonimato”. Tra le ipotesi più accreditate: diversamente dalle due versioni precedenti introdotte da Tremonti, circola la previsione di uno scudo fiscale “solo per quei capitali che rientrano e non per quelli che emergono pur rimanendo all’estero oppure in alternativa di fissare un’aliquota più conveniente per quelli che effettivamente tornano in patria”. Sarebbero ipotizzati anche incentivi per spingere quei capitali verso destinazioni specifiche, per esempio una emissione speciale ‘Abruzzo’ di titoli di Stato oppure la ricapitalizzazione delle imprese. L’effetto del varo sul sistema bancario sammarinese non potranno non sentirsi anche in Repubblica.
“Purtroppo le notizie sullo scudo fiscale – ha dichiarato Gatti nei giorni scorsi – sono vere e quindi potrebbero uscire dei capitali da San Marino. Noi speriamo siano pochi, perché la firma degli accordi darà maggiori certezze”. E bisogna dire che Tremonti ha già iniziato la campagna pubblicitaria sullo scudo affermando che l’evasione fiscale è più difficile da contrastare “se fuori dall’Italia è possibile depositare il bottino come nella caverna di Alì Baba’”. Subito proteste in Repubblica che il Segretario di stato Gatti ha subito smorzato: ““Tremonti non si riferiva a San Marino perché ha parlato di paesi non lontani dall’Italia. E devo dire che con lui e Frattini stiamo lavorando seriamente”.
L’altro fronte aperto a livello internazionale è quello degli accordi contro le doppie imposizioni. E’ noto che chi vuole uscire dalla lista grigia dei paesi non cooperativi per entrare nella White list, deve firmare accordi contro le doppie imposizioni con almeno 12 paesi “virtuosi” entro il 31 dicembre 2009. Mancano solo sei mesi. E nonostante le rassicurazioni del Governo (il primo accordo sulle doppie imposizioni sul modello Ocse 2005 verrà firmato con il Belgio. Con l’Italia già la prossima settimana potrebbero essere definiti gli accordi sul piano tecnico), il ritardo sembra evidente. La Svizzera intanto vola verso il traguardo dei dodici paesi: ha già firmato otto convenzioni secondo lo standard OCSE e soprattutto, secondo quanto affermato dal presidente elvetico, Hans-Rodolf Merz in un’intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung: “sul segreto bancario niente e’ cambiato rispetto al passato e non ci sono stati allentamenti”.
Saverio Mercadante