USA, al circolo virtuoso manca un anello
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Venerdì 12 Febbraio 2010

John Maynard Keynes, uno dei maggiori economisti di tutti i tempi, insignito del premio Nobel, quando nel 1936 formulò la “Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta”, espresse l’idea del circolo virtuoso dell’economia, innescato dalla sollecitazione fiscale. In atre parole, la creazione di occupazione attraverso investimenti pubblici, porta un maggiore reddito il quale, a sua volta, spinge la domanda e i consumi, favorisce nuova produzione e porta a nuove assunzioni, quindi a nuovo reddito, ecc. Paragonando la situazione attuale con quella degli Anni ’30, proprio il periodo in cui si andava affermando il pensiero di Keynes, a quel circolo virtuoso oggi manca un passaggio fondamentale, quello relativo alla ripresa dell’occupazione. Commentando i dati USA di dicembre, il Presidente Obama si è mostrato deluso. Infatti, dopo che a novembre gli occupati erano cresciuti di 4mila unità, in dicembre il mercato del lavoro ha registrato una perdita di 85mila posti di lavoro, lasciando invariato il tasso di disoccupazione al 10% con i settori manifatturiero e delle costruzioni maggiormente colpiti, proprio quelli fra i più aiutati con gli incentivi fiscali. Ma se gli USA piangono l’Europa non ride. I disoccupati dell’Eurozona sono ormai 15,7 milioni, anche qui con un tasso medio della disoccupazione del 10%. Ciò significa che i consumi sono frenati in due importantissime aree economiche del mondo. Applicando la teoria keynesiana del circolo virtuoso, la domanda di beni viene frenata, così come bassa resta la produzione e, in definitiva, non può crescere l’occupazione. Resta la speranza che il dato sull’occupazione di dicembre resti isolato e non dipenda dalla cessazione dei benefici statali elargiti seguendo la via degli incentivi fiscali. Ora, negli USA, serve il recupero delle quote di occupazione persi nell’ultimo periodo di recessione: sono 4,2 milioni solo nei primi nove mesi del 2009 e, se ciò non avviene in fretta, c’è il serio rischio di una nuova ricaduta dell’economia. Per scongiurare il pericolo, il Parlamento degli Stati Uniti intende varare 175 miliardi di sussidi per la disoccupazione e per la costruzione di opere pubbliche. Lo stanziamento va ad aggiungersi ai 790 miliardi già stanziati nel 2009 la cui efficacia è stata modesta. Per questo rimane il dubbio: se non ha funzionato il primo, come potrà funzionare il secondo?