"Stili di vita corretti diminuiscono i rischi"
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Lunedì 08 Febbraio 2010

“La diagnosi precoce è lo strumento più efficace per ridurre la mortalità. E assumere stili di vita corretti diminuiscono i rischi di tumori in un caso su tre”. Con queste parole il dottor Umberto Veronesi ha aperto – giovedì 28 gennaio al Teatro Titano – la conferenza “La malattia oncologica: prevenzione e cura”, presentata dal direttore di RTV Carmen Lasorella e organizzata dall’A.O.S. con il supporto e il patrocinio della Segreteria di Stato alla Sanità. “Tutti siamo convinti che la minaccia maggiore alla nostra salute venga da ciò che respiriamo – ha chiarito Veronesi -. E’ vero solo in parte: studi statistici dimostrano che quasi il 35% dei tumori è correlato a sostanze nocive presenti sulla tavola, il 30% dal fumo di tabacco e solo il 2% è originato dallo smog. Il motivo è subito detto: l’aria viene introdotta nel corpo umano e viene espulsa molto velocemente. Chiaramente merita un discorso a sé il fumo. Nei tabagisti il rischio di sviluppare un tumore al polmone è 15 volte maggiore rispetto ai non fumatori. Seppure il fumo passivo sia cancerogeno, il rischio è molto minore: in questo caso si può parlare di un rischio relativo di 1,5. Quando ero giovane non esistevano i tumori al polmone: le sigarette sono state introdotte in Italia negli anni ’20 e ’30. Così, per noi studenti, era davvero raro esaminare un caso di questo tipo di tumore. Il tasso di guarigione dei malati di tumore polmonare è ancora troppo basso: non più del 15% e l’aumento della mortalità femminile è estremamente preoccupante soprattutto per il futuro. Se le tendenze attuali continuano e l’abitudine al fumo non smette di crescere nel 2020 il tasso annuale sarà raddoppiato: 12.000 morti ogni anno, più delle attuali vittime del tumore del seno. Per contrastare questa tendenza bisogna intervenire a 360 gradi: campagne contro il fumo nelle scuole, a partire dalle elementari, interventi mirati nel mondo femminile, sviluppo della ricerca sui nuovi fronti della genomica e priorità all’anticipazione della diagnosi.. Più del 70 per cento dei pazienti arriva a noi quando la malattia è già in fase avanzata e difficile da curare e da operare. Mentre nella fase iniziale le percentuali si invertono: oltre l’80 per cento dei pazienti può guarire”. Il cibo invece rimane nell’organismo anche per diversi anni. “Non è corretto fare allarmismi, ma invitare a fare attenzione a ciò che mangiamo sì. Il cibo è necessario per vivere, gratifica il piacere del palato, aiuta la convivialità, tuttavia occorre stare attenti alla quantità, alla qualità e soprattutto alla natura. Infatti questi tre fattori possono, insieme, aiutare a conservare o a compromettere la salute poiché il cibo può diventare un veicolo di sostanze a rischio, tossiche per l’apparato cardiocircolatorio e per il sistema digerente, maggiormente colpiti da tumori legati all’alimentazione. Un’alimentazione ricca di grassi animali e di carne aumenta il rischio di alcuni tumori come quello alla mammella e all’intestino”. Niente, dunque, di quel che arriva sulla tavola è totalmente privo di sostanze tossiche ed ecco perché la scienza sostiene che siamo minacciati più da ciò che si mangia che da ciò che si respira. “Questa è la ragione – ha evidenziato - per cui ripeto da sempre che il primo segreto per proteggere in qualche misura la nostra salute e aiutare a prevenire tutte quelle malattie correlate al benessere e alla contemporaneità - penso alle patologie cardiovascolari, al diabete, all’osteoporosi, all’obesità e non da ultimo ai tumori -, è mangiare poco privilegiando una dieta mediterranea, ricca di fibre. L’aflatossina prodotta da una muffa – aspergillus flavus – è tra i più potenti cancerogeni naturali che si conoscano. Purtroppo non è completamente assente nei nostri cibi e nei mangimi animali”. “Gli agenti infettivi – ha sottolineato l’ex Ministro per la Salute – sono una delle principali cause di tumore con un tasso di incidenza mondiale del 18%”. Gli organi maggiormente colpiti sono il fegato (epatiti B e C, “particolarmente frequenti nell’Africa centrale e in Asia” ha rimarcato Veronesi)), la cervice uterina (papilloma virus), i tessuti linfatici (Epstein-Barr virus), lo stomaco (Helicobacter Pylori) ed il sistema urinario (Schistosoma haematobium). Umberto Veronesi poi si è soffermato sul tumore alla mammella che, rispetto a 30 anni fa, è in aumento. “La gravidanza in giovane età , ovvero tra i 16 e i 20 anni, ma anche le gravidanze molteplici – ricordo che le donne partorivano molti più figli rispetto ad oggi – e gli allattamenti prolungati sono fattori che riducono drasticamente il rischio di carcinoma mammario”. La medicina, negli ultimi 30 anni, ha fatto passi di gigante. “I quattro tumori più frequenti, i cosiddetti ‘big killer’ – ha spiegato Veronesi – oggi possono essere scoperti precocemente. I tumori mammari, ad esempio, possono essere individuati attraverso la mammografia, l’ecografia e la risonanza magnetica. Quelli intestinali invece attraverso la colonscopia o il sangue occulto fecale. Con un esame PSA (Prostatic Specific Antigen, è un normale esame che prevede un prelievo di sangue per individuare i livelli di antigene prostatico specifico) si può prevenire quello alla prostata mentre per quello al polmone basta una TAC spirale”. L’oncologo ha voluto esporre alla platea in risultati del Cosmos project, un progetto partito nell’ottobre del 2004: una ricerca osservazionale che, ha spiegato, “è stata effettuata su 5.200 fumatori utilizzando la TAC spirale ed eventuale PET. Ebbene, sono stati scoperti 130 tumori, di cui 117 operabili”. Dopo aver ricordato che un suo gruppo di ricercatori italiani ha scoperto che il farmaco a base di fenretinide, un analogo sintetico del retinolo o vitamina A, in donne al di sotto dei 40 anni dimezza il rischio di un secondo cancro al seno dopo la rimozione di un primo tumore, Veronesi ha affrontato le due ‘rivoluzioni’ in campo terapico. “La prima riguarda i trattamenti: siamo passati dal trattamento massimo tollerato a quello minimo efficace. Oggi le terapie sono meno aggressive e più mirate: l’organo deve rimanere il più possibile intatto. Occorre circoscrivere il bersaglio e colpire solo il tumore. Vi racconto un aneddoto. A Ginevra, moltissimi anni fa, feci un intervento su un’idea di studio clinico sulle tecniche per conservare la mammella colpita da tumore. Era un oltraggio al dogma assoluto: a quei tempi l’idea-principe era quella di asportare la mammella, con una serie di conseguenze davvero rilevanti: l’amputazione di una parte del corpo era un trauma, e spesso, per paura, molte donne non andavano a fare i controlli. Dopo dieci anni arrivai a formulare che, prese 700 donne – la metà sottoposte a mastectomia e metà ad una terapia più conservatrice – non vi erano sostanziali differenze nei risultati finali. E il New York Times dedicò la prima pagina a questa mia scoperta. La seconda rivoluzione concettuale è invece imperniata sul passaggio da una concezione anatomica della malattia a una sua visione biologica. Le aree di maggior sviluppo della medicina molecolare sono l’oncologia predittiva, l’analisi genetica del rischio (BRCA 1-2), il profilo genico tumorale, i bersagli molecolari (HER2) e le cellule staminali. Secondo la nuova ipotesi il carcinoma mammario è costituito da un piccolo numero di cellule tumorali ‘staminali’ che alimentano la proliferazione di un vasto numero di cellule tumorali ‘non staminali’. Queste ultime in assenza di cellule staminali, sono destinate a non sopravvivere”.

Alessandro Carli

 

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