Il drago cinese ha ripreso la corsa
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Lunedì 08 Febbraio 2010

Infatti, nell’ultimo scorcio dello scorso anno, la produzione industriale, su base annua, è balzata a +19,2%; un livello che ha il sapore delle cose incredibili poiché ha brillantemente superato persino il limite che gli analisti avevano ottimisticamente prefissato al +18%. Un balzo di questa portata non si verificava da tempo, tuttavia, dopo averlo registrato, subito s’innesca il problema del riscaldamento dei prezzi che, per logica conseguenza, il fenomeno comporta. Fenomeno non certo desiderato dal governo cinese, tutto concentrato a mantenere sotto controllo il loro livello. Il primo dei provvedimenti da adottare in simili situazioni è il classico innalzamento dei tassi di riferimento. Tuttavia, la misura benché corretta, deve essere adottata avendo riguardo di una interferenza significativa che è strettamente collegata con la montagna di liquidità già immessa nel sistema economico cinese, per renderlo capace di venir fuori dai fenomeni recessivi recentemente manifestati. Intanto, fin dallo scorso novembre, si riscontra una crescita dell’indice dei prezzi al consumo dello 0,6%. Un dato inatteso ma reale, determinato, in particolare, dalla crescita dei prezzi relativi ai prodotti alimentari che è stato del 3,2% non certo bilanciato dal contemporaneo calo dei prezzi relativi ai non alimentari, registrato in appena lo 0,7%. Una situazione che non riesce a trovare una giustificazione nemmeno considerando l’effetto prodotto dalle grandi bufere di neve abbattutesi sul nord del Paese, che hanno reso difficile l’approvvigionamento di tantissime derrate alimentari. Gli analisti più accreditati si attendono ora una sicura stretta della politica monetaria cinese. Quello che è certo è che la situazione resta molto fluida al punto che è molto probabile che ogni conseguente decisione debba essere assunta anche dopo che essa si sia chiarificata. Nel frattempo però le autorità cinesi permettono alla loro moneta, lo yuan, la ripresa della scalata sul biglietto verde, con la conseguente riapertura di un fronte che i Paesi europei, in particolare, da tempo attendono con interesse.