Parco Scientifico al centro tra Marche e Romagna
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Lunedì 08 Febbraio 2010

“E’ un progetto che l’Università ha immaginato per sviluppare San Marino e il Montefeltro, legati da una serie di motivi storico culturali. E per Montefeltro, in questo senso, intendo le tre valli del Conca, del Foglia e del Marecchia. Alcuni mettono dentro il Montefeltro anche l’alto Metauro”. Il Rettore Giorgio Petroni, dopo la visita del Ministro Scajola scende nel dettaglio del Parco Scientifico e Tecnologico, e sgombra il campo da un paio di malintesi, di “ombre”, come lui le definisce, sulla realizzazione di quello che può essere il più importante investimento della Repubblica nei prossimi anni. “Il progetto del Parco è concepito per servire questo intero grande territorio a ritardato sviluppo, non l’una o l’altra zona. Quindi San Marino versus il Montefeltro. Non esiste - scandisce il Rettore - il falso, campanilistico, problema dell’individuazione di un’area più rivolta verso le Marche o più verso la Romagna. Il Parco sorgerà in un punto che sia assolutamente equidistante tra le due province, dove le tre valli convergono, e sarà riferimento economico con riflessi su tutto il Montefeltro e il Titano naturalmente”. “Il Parco non avrà ciminiere o impianti inquinanti, sarà assolutamente eco compatibile, 'accomodato' nel paesaggio. Ci saranno solo servizi, biblioteca, foresteria, ristorante, centri elaborazione dati, e, sarà costituito da villette a due piani che ospiteranno laboratori e amministrazione. Quando l’attività del Parco genererà spin off, piccole imprese che nascono dal processo di ricerca e sviluppo - spiega Petroni - non saranno ospitate in questa struttura. Quando si arriverà a sviluppare un prototipo che ha caratteristiche tali per essere industrializzato, si esce dal parco scientifico, e si va in realtà industriali che potrebbero anche essere a San Marino o nel Montefeltro. Nel Parco Scientifico i laboratori delle imprese industriali che fanno ricerca e sviluppo collaborano con i dipartimenti universitari. Così sono nati i Parchi e così devono rimanere. Questa collaborazione interdisciplinare, che genera una gamma di competenze più ampie, produce una maggiore capacità di innovazione. Non bisogna poi dimenticare l’altra funzione essenziale: l’assistenza alle imprese del territorio”. “Ci sono un paio di posti possibili di insediamento, uno di questi, che io non posso rivelare - sottolinea il Rettore - è proprio a cavallo, equidistante tra i due territori di Rimini e Pesaro-Urbino, e la Repubblica”. “Deve essere facilmente raggiungibile questa grande opera. Il primo problema - sottolinea il prof. Petroni - è la viabilità. Di cui si occuperanno le regione contigue per collegare i trenta, quaranta comuni del territorio del Montefeltro. Queste zone ora sono sostanzialmente collegate da quelle che erano una volta vecchie strade poderali. Un parco scientifico deve avere quindi una diversa mobilità. Poi deve essere vicino ad un aeroporto internazionale, è uno standard essenziale. Un americano non può andare a Roma o a Milano e venire nel Montefeltro in tre ore di macchina. E anche Bologna, non va bene, è troppo lontana. E nel posto che si potrebbe scegliere con una buona strada si può raggiungere facilmente Riccione. Il secondo standard ineludibile è che il Parco deve essere in un bel posto, e non per motivi narcisistici. Tutti i Parchi scientifici importanti hanno questa caratteristica. Due casi: il parco scientifico vicino a Nizza, il più grosso d’Europa, in Provenza di fronte al mare; a Trieste, invece, sorge in un posto bellissimo sull’altopiano del Carso”. “La buona qualità della vita - sillaba quasi il Rettore - deve rientrare nel pacchetto dei requisiti che vengono offerti ai ricercatori. C’è un esempio negativo che conferma questo approccio: l’Istituto internazionale di tecnologia a Genova che ha avuto anche importanti investimenti con l’intenzione di diventare un MIT italiano. Purtroppo tutti i ricercatori americani sono scappati e quelli che sono rimasti se ne vogliono andare. Il motivo? Lo hanno aperto nella vecchia area del ponente genovese, per niente confortevole, e utilizza vecchie strutture industriali dove i ricercatori non vogliono andare. I ricercatori non puntano tanto ai soldi ma a una qualità della vita diversa, con buoni trasporti, scuola, e servizi in generale, dove anche il paesaggio è una componente decisiva. E’ proprio dell’imprinting di un ricercatore o tecnologo”. “Si è parlato in questi giorni di cifre ipotetiche per la costruzione del Parco. Ma il grande interesse proviene, innanzitutto, dal fatto che - conclude il Rettore Giorgio Petroni - il Parco sarà un società di diritto sammarinese con la fiscalità agevolata della Repubblica: per esempio, gli stipendi dei ricercatori con la contribuzione sammarinese saranno certamente più alti di quelli italiani. E poi, da un’altra grande possibilità: la partecipazione italiana consente di usufruire degli ingenti fondi dell’UE indirizzati verso le zone a ritardato sviluppo industriale. E’ una situazione unica, irripetibile. Siamo in ritardo nello start-up, ma la visita del ministro Scajola di fatto costituisce una vera partenza”.

Saverio Mercadante