Contratti e rilancio in fase di stallo
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Venerdì 05 Febbraio 2010

Ci sono situazioni in cui si può dire tutto e il suo contrario, su cui ci si può scontrare per un punto di vista, per una sfumatura. E poi ci sono dei dati, incontrovertibili, indiscutibili. Uno di questi, ad esempio, riguarda il ricorso alla cassa integrazione, di cui parliamo diffusamente a pagina 2 di questo numero di Fixing: l’anno è iniziato con quasi 1.700 lavoratori in cassa integrazione a San Marino, contro i 982 di dicembre, a dimostrare che la situazione è tutt’altro che migliorata. Così come è un dato di fatto, incontrovertibile, che il rinnovo del contratto industria è ancora lontano, e che le relazioni sociali stanno vivendo una nuova fase di evidente difficoltà. È un po’ come nel gioco degli scacchi, dove i contendenti si studiano, si coprono, non vogliono e non possono concedere all’avversario un minimo spazio. Ma la partita per ora resta in stallo, e da queste avvisaglie è ben difficile pensare ad una mossa risolutiva in tempi rapidi. E il tempo è il nemico principale, per tutti quanti. Per i lavoratori, per gli imprenditori, per il Sistema Paese, che a fine anno dovrà indubbiamente fare i conti con una situazione più difficile di quanto non sia adesso. Nel frattempo, la partita a scacchi diventa un braccio di ferro. L’Associazione degli Industriali già da mesi ha annunciato la propria intenzione di mantenere la promessa di salvaguardare il potere d’acquisto delle retribuzioni, chiedendo al sindacato di sottoscrivere - in questi tempi di crisi - tabelle in linea con l’aumento dell’inflazione, che nel 2009 è stata pari allo 0,7% (media annua) e nel 2010 si preannuncia di poco più alta. Il sindacato dal canto suo ha fatto la propria scelta, lasciando cadere nel vuoto la proposta e puntando i piedi sugli aumenti decisi dal tavolo tripartito (1,6% per il 2009 e 2,1% per il 2010), aumenti che l’ANIS a sua volta prima dell’estate bollò come sconsiderati, proprio nel bel mezzo di una crisi epocale, e si rifiutò di firmare. In questo contesto, il clima si sta facendo sempre più teso, e di pari passo gli obiettivi delle parti in causa diventano ogni giorno più lontani. La CSU in una nota ufficiale emessa questa settimana afferma di essere intenzionata ad inviare agli associati dell’ANIS una lettera in cui si rimarca l’inapplicabilità delle nuove tabelle retributive: un’iniziativa di cui non si ricordano precedenti, in quanto è prassi consolidata limitarsi a scrivere ai propri associati, lasciando stare quelli delle altre associazioni. E infatti è arrivata, pronta e dura, la replica degli industriali, che dopo aver ricordato che le tabelle contributive oggi al centro dell’attenzione sono tutt’altro che inapplicabili, e che fra l’altro sono state al centro di numerosi incontri, anche nella sede dei sindacati. In tutto questo polverone, dobbiamo quindi cercare dei riferimenti precisi. Uno, dicevamo, è il tasso dell’inflazione, che l’ANIS ha promesso di coprire (riconoscendo l’aumento dello 0,765 per il 2009, in attesa della firma dei contratti). Un altro riferimento, più generale, è lo stato di difficoltà che sta attraversando la Repubblica di San Marino: la disoccupazione è aumentata interessando ben 800 lavoratori. E poi lo scudo fiscale ha già sottratto alle casse del Titano 4,5 miliardi di euro, i rapporti con l’Italia restano problematici e potranno migliorare soltanto in tempi lunghi, e le imprese continuano a dover affrontare i vecchi problemi (burocrazia, scarsa flessibilità). Ecco, tutto questo è come una grande partita a scacchi. Dove l’arrocco equivale ad una sconfitta per tutti.

Loris Pironi