Rapporto Cdls crisi occupazione
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Martedì 02 Febbraio 2010

E’ crisi dura, è una crisi che può lasciare un segno lacerante anche se il sistema sammarinese nel suo complesso sembra in qualche modo tenere gli sconquassi di una contingenza che ha determinato, nel circondario e in Regione una vera emergenza.
In Provincia di Rimini la disoccupazione ordinaria è cresciuta addirittura del 46,2% rispetto al 2008: le domande sono passate da 7.714 a 11.284. In Regione le cose non vanno certo meglio: le domande di disoccupazione ordinaria all’Inps sono passate da 58.583 a 109.441, con una crescita del’86,8% rispetto all’anno precedente.
San Marino esce da un paradiso (altro che fiscale) realissimo durato vent’anni, fatto di economia vera e occupazione in crescita costante. Secondo il Rapporto annuale dell’Ufficio Studi della CDLS nel 2009 è soprattutto nel comparto industriale, quello che determina il pezzo più imponente di prodotto interno lordo del Titano, che si sentono con maggiore forza i morsi della crisi. Ma partiamo dai dati generali per scendere poi nel dettaglio. Nel settore privato l’occupazione vede un calo dell’1.6% contro la crescita del 2,1% registrata nel 2008. In termini assoluti i posti di lavoro persi sono stati 256. La quasi totalità dei posti persi ha interessato quasi esclusivamente l’occupazione maschile (-252).
Il settore più forte della Repubblica, il comparto manifatturiero, è quello che ha pagato lo scotto maggiore in termini di perdita del lavoro. Vi è stata una diminuzione di addetti del 7%, pari a 452 lavoratori. I settori più colpiti sono stati quello tessile (-23%) e quelli della meccanica e costruzione macchine, dove si sono persi 226 posti di lavoro. I colpi della crisi si sono sentiti meno nel settore chimico e della carta, dove le flessioni sono state intorno al 3%. Non va meglio anche per settori tradizionalmente importanti come quello delle costruzioni e l’impiantistica. In questi comparti l’occupazione è calata complessivamente di 67 unità, segnando un -5,2% nell’edilizia, e un -3,2% nell’installazione impianti. Buone notizie in altri settori dove appare finalmente il segno +: leggero aumento con +2,1% nei trasporti, ma anche il credito, soprattutto, reagisce bene alla crisi con +3%; un +1,8% segna il settore dei servizi. Ma permane per questi ultimi due settori il dato di una crescita rallentata, frenata, rispetto agli anni precedenti: nel recente passato hanno spesso registrato aumenti a doppia cifra assorbendo gran parte dell’occupazione residente. Anche il commercio lascia un segno positivo sull’economia 2009 del Titano e mette in campo un niente affatto disprezzabile +3,8%, che corrisponde a 115 nuovi posti di lavoro.
Ma quali sono le categorie principali che la crisi ha colpito? Il Rapporto indica giovani, frontalieri e operai come le principali vittime della crisi. I lavoratori d’oltre confine, in particolare diminuiscono del 4%, percentuale pari a 270 unità. Il calo degli occupati inoltre ha riguardato prevalentemente le fasce di età che vanno dai 25 ai 29 anni e dai 30 ai 39 anni. Inoltre, è la qualifica professionale di operaio quella che ha risentito di più il taglio occupazionale. Le cifre del Rapporto mostrano un dato molto significativo: negli ultimi 12 mesi dirigenti e impiegati hanno mantenuto gli stessi numeri del 2008, gli operai invece, causa le numerose chiusure aziendali nel settore industriale, sono diminuiti di 245 unità. La dinamica occupazionale del 2009 vede invece di fatto stabile l’occupazione residente.
Saverio Mercadante