La sana politica della formica
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Martedì 02 Febbraio 2010

E’ noto che il tradizionale comportamento della formica sia più virtuoso di quello della cicala. Proprio richiamandoci a queste immagini stereotipate, è probabile che riusciremo ad uscire dalla crisi meglio di altri e, forse, con il primato delle idee sul risparmio e sugli investimenti, si renderanno accettabili le preoccupazioni sul futuro. Così almeno, giungono alle conclusioni sia il Centro Einaudi che la Bnl, in un recente rapporto sul risparmio e sui risparmiatori.
L’elaborato indica che ci troviamo in presenza di un risparmiatore prudente, un risparmiatore che ha messo da parte le operazioni rischiose, potenzialmente più redditizie ma dall’esito incerto, rivolgendo piuttosto i suoi interessi sul reddito fisso e sugli immobili, approfittando anche del minor costo dei mutui a tasso variabile e con la possibilità di destinare a riserva una maggior quota del suo reddito disponibile.
Da un campione di 800 famiglie con conto corrente, emerge una netta crescita di quelle che hanno risparmiato: dal 31% del 2008 siamo saliti al 47% mentre il 53% non riesce a risparmiare.
Il 70% delle famiglie giudica il risparmio “indispensabile” o “molto utile”, ma solo il 24% “mette risorse da parte per obiettivi specifici”. Inoltre, il 45% non vuole correre rischi e il 56% ha come primo obiettivo quello di non perdere il capitale. Meno del 10% individua nel rendimento a medio-lungo termine una peculiarità del suo investimento e considera il risparmio una difesa per le possibili difficoltà familiari specie nell’attesa di magre pensioni. Orientamento comprensibile, dopo la tempesta finanziaria e le delusioni di un recente passato.
Considerazioni a parte per chi ha fatto ricorso ai prestiti. Le famiglie indebitate sono il 33,7% e di queste il 65% lo è a breve termine, mentre circa il 21% è pluri-indebiatato.
Inoltre, il 62,7% è ricorso al credito al consumo e l’8,9% alla cessione del quinto dello stipendio.
Il 47,6% ha stipulato un mutuo per acquistare una casa e va rilevato che il 18% di esse ha avuto notevoli difficoltà di pagamento.
Va rilevato che gli italiani alle prese con la casa di proprietà, negli ultimi 26 anni, sono passati dal 60% al 75%, con un massimo che ha sfiorato l’80% ed il passaggio è avvenuto ‘‘con modalità di finanziamento che sono rimaste sempre prudenti’’.