Claudio Felici il sammarinese più influente dell'anno. Per Fixing ecco chi sono gli altri
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Lunedì 23 Dicembre 2013

di Loris Pironi

 

SAN MARINO - Per la rivista Forbes l’uomo più potente del 2013 è Vladimir Putin. Lo “zar” ha spodestato Barack Obama. E a San Marino? A insindacabile giudizio di Fixing la palma del più influente del Titano va a Claudio Felici.

 

1. CLAUDIO FELICI

Al primo posto della classifica degli uomini più influenti dell’anno non potevamo fare a meno di inserire il Segretario di Stato alle Finanze. Non fosse altro che per l’approvazione della riforma tributaria, lo scoglio su cui è miseramente naufragato lo scorso governo, lo scoglio a cui il Titano deve aggrapparsi oggi per non perire tra i flutti di una crisi infinita.

Claudio Felici non è una persona con cui è facile approcciarsi. L’empatia nei confronti degli altri non è probabilmente al primo posto nel suo elenco delle priorità, ma non si può non ammettere che sia uno dei politici più preparati sulla piazza, dal punto di vista per così dire istituzionale ma anche culturale.

Felici è un decisionista, ha le idee chiare su dove vuole andare e non pare essere avvezzo a grandi concessioni su possibili alterazioni della rotta. Il destino lo ha messo sulla poltrona più scomoda ma lui non si è fatto problemi a imboccare strade che conducevano direttamente all’impopolarità: un coraggio che va apprezzato. La riforma tributaria è la sua grande vittoria. Inevitabilmente ha scontentato molti, ma ci saremmo stupiti del contrario. Anzi, proprio grazie a questa riforma il Segretario alle Finanze è riuscito a centrare un’altra impresa: ha portato in piazza migliaia di persone. Tra scioperi e proteste assortite, più o meno pittoresche, più o meno riuscite, non si è mai vista né sentita come quest’anno la presenza dei sammarinesi sul Pianello e una simile “vicinanza” – passateci l’ironia – alle istituzioni. E non c’è poi solo il “Fisco Felici”. Non dobbiamo dimenticarci la patrimoniale, su cui ha tirato dritto come un fuso, e una Finanziaria da mettersi le mani nei capelli. Tutto considerato, il suo successo più grande forse non è aver portato a casa la riforma, ma quello di il essere riuscito a restare in sella sino a Natale.

 

 

2. LUIGI MAZZA

Ci sono pochi consiglieri che hanno la capacità - e la possibilità - di incidere in maniera così sostanziale sull’organo collegiale dei Sessanta. Sicuramente Luigi Mazza, l’avvocato Luigi Mazza, è uno di questi. Come un direttore d’orchestra il capogruppo del Pdcs fa girare con un cenno della mano l’intera compagine scudocrociata come fosse un sol uomo. E, trattandosi del partito di maggioranza relativa, questo sposta decisamente gli equilibri in campo. Una manciata di voti - poco meno di 250 - gli è stata sufficiente per entrare in Consiglio, e in caso di bocciatura dalle urne probabilmente non si sarebbe fatto troppi problemi, in quanto avrebbe diretto le truppe da fuori. Però dentro è dentro, e così fa valere senza troppi affanni il suo peso specifico. Di una cosa siamo certi: gli avversari politici lo temono, e parecchio: non è un caso che talvolta ricorrano all’arma dell’ironia e a soprannomi più consoni ad un uso da bar che da Parlamento.

 


3. TEODORO LONFERNINI

Ancora un democristiano doc sul podio: Teodoro Lonfernini, ex Presidente del partito di maggioranza relativa, ex Capitano Reggente, ora Segretario di Stato al Turismo è uno a cui - evidentemente - non piace ammucchiare le cariche… E in effetti nel 2012 il Governo appena costituito era rimasto sghembo per alcuni mesi in attesa che si esaurisse il suo incarico da Capo di Stato. Una poltrona, quella del turismo, molto più strategica di quanto non si sia abituati a pensare. Il suo compito è improbo: rivitalizzare un settore di capitale importanza per il futuro di tutte l’economia del Paese, praticamente senza risorse a disposizione. Lonfernini dà l’idea di essere uno che ascolta i consigli, ma poi fa di testa propria. Questo non rende facile collaborazioni e sinergie, ma non è certo con le simpatie che si perseguono obiettivi ambiziosi come i suoi, a partire dal sogno di creare un circuito di formula uno sul Titano. Auguri.

 


4. EMANUEL COLOMBINI

Uomo di poche parole, ma mai scontate. Il Presidente dell’Associazione Nazionale dell’Industria Sammarinese ha la dote niente affatto scontata di lasciare il segno, quando interviene. E soprattutto, di avere le idee ben chiare. La sua formazione imprenditoriale - Colombini lo ha dimostrato più volte in questi anni lo porta a sezionare i problemi per affrontarli in maniera sistematica, un approccio che dovrebbe essere adottato anche dalla politica, per riuscire a portare a casa qualche risultato. I suoi tanti impegni imprenditoriali talvolta rischiano forse di limitarne l’operatività, sicuramente gioverebbe a tutti una sua maggiore presenza nel dibattito pubblico. D’altro canto mandare avanti un gruppo imprenditoriale così importante e articolato, il più importante della Repubblica, richiede un impegno quasi assoluto.

 


5. MARCO TURA

Ha fatto venire i capelli bianchi a non poche persone il Segretario Confederale CDLS Marco Tura, nel corso dell’anno che stiamo andando a chiudere. E non solo con il partecipatissimo e sentitissimo sciopero generale di settembre. Quel suo referendum per legare gli aumenti salariali all’inflazione infatti ha fatto venire i brividi primi fra tutti agli industriali, ma anche a parecchi politici. Del resto San Marino non è la Svizzera, se qui si propone ai lavoratori di votare sì per farsi infilare più soldi in tasca malgrado un’economia che a rotoli, non è scontato che questi alla fine non cedano alla tentazione. Ma la vera forza di Tura la si può leggere nell’immediato dopo-referendum, quando le sue dimissioni da Segretario - “un atto dovuto” - al seguito della bocciatura del quesito sono state respinte a suon di applausi.

 


6. TITO MASI

Rientra nella classifica degli uomini più influenti di San Marino secondo Fixing malgrado il suo incarico pubblico lo abbia concluso nel mese di maggio. Per quasi quattro anni Masi ha guidato la Fondazione San Marino con grande cipiglio e ha avuto il merito di traghettare la Cassa di Risparmio al di fuori della crisi più grande. A dire il vero qualcuno gli ha imputato, durante questa fase, di aver gestito la Fondazione come fosse (ancora) il Presidente di Carisp, ma è il risultato finale quello che conta è anche grazie al suo operato. Che il ruolo di Presidente della Fondazione potesse essere condotto avanti anche in maniera più soft oggi lo dimostra il suo successore Nicolini. Intanto ci domandiamo quanto pesi, a Masi, stare fuori dall’agone politico. O meglio, la domanda più corretta è la seguente: per quanto riuscirà a restare ancora fermo a guardare?



7. MARCO GATTI

Confermatissimo. Il Segretario Politico del Pdcs Marco Gatti è uscito indenne da un’assise congressuale assai delicata per la Democrazia Cristiana sammarinese. Un’impresa, soprattutto se si tiene conto delle nuvole temporalesche che si erano accumulate sopra il suo capo con tempestività clamorosa negli ultimi giorni prima del Congresso del Partito, tra fine novembre e inizio dicembre. Dopo aver lanciato la corsa alla conferma della poltrona di Segretario del partito con ampio anticipo, Marco Gatti è stato preso di mira dal “fuoco amico” proprio alla vigilia del momento più importante dell’anno, come lui stesso ha spiegato alla stampa. Ma la vicenda giudiziaria che l’avrebbe coinvolto in qualità di amministratore della E-Vox non ha fermato la sua scalata al partito. E vinta la concorrenza è pronto a un nuovo mandato.

 

 

FIXING STILA LA CLASSIFICA DEI SAMMARINESI CHE HANNO INCISO MAGGIORMENTE NEL 2013


tabella Forbes RSM 2013



FORBES ALLA SAMMARINESE: LE RAGIONI DI UNA SCELTA