Debiti: non se la passa poi così male l'Italia
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Venerdì 22 Gennaio 2010

Gli ultimi dati sul debito pubblico e privato di diversi Paesi, pubblicati di recente da più fonti, mostrano che in questa ultima tornata della crisi finanziaria mondiale l’Italia, sul piano strettamente economico, non risulta messa particolarmente male. È vero che la sua economia ristagna da anni e che nel 2009 è stata colpita più di molti altri dalla carestia creditizia, ma è vero anche che il suo debito non preoccupa quanto quelli di altri Paesi e che i suoi conti si stanno squilibrando meno. Solo la crisi politica, se da strisciante dovesse volgersi in galoppante, potrebbe provocare un serio peggioramento relativo. Gli articoli di giornale mettono l’accento di solito sulla gravità del debito pubblico italiano, il maggiore dell’Unione Europea dopo quello greco e prima di quello belga. L’indebitamento italiano, lo si legge nel supplemento di finanza pubblica al bollettino statistico di Bankitalia, in effetti è salito nel mese di ottobre a 1.802 miliardi di euro, dopo i 1.787 miliardi del mese precedente. Nel mese di ottobre 2008 il debito pubblico si era invece attestato a 1.670 miliardi. Questo livello del debito corrisponde a circa il 117% del prodotto interno lordo, un valore superiore a quello che c’era al momento della firma degli accordi di Maastricht. Si ricorderà che tali accordi ammettevano per i Paesi dell’euro un rapporto massimo del 60%, ma con la scappatoia che Paesi con un rapporto superiore, ma con una chiara tendenza alla diminuzione, potevano egualmente essere accolti nell’unione monetaria. Da allora, però, molta acqua è passata sotto i ponti. Oggi nei quaranta Paesi dell’Ocse il debito pubblico equivale in media al loro pil. In Giappone, però, esso ne supera il valore di oltre due volte. Negli Usa sta avvicinandosi al valore del pil, ma salirebbe addirittura al 135-140% se il Tesoro consolidasse nella sua definizione di debito pubblico le obbligazioni municipali e quelle delle agenzie nazionalizzate Fannie Mae e Freddie Mac; mentre nel Regno Unito supererebbe il 170% qualora il Tesoro di Sua Maestà contasse, come sarebbe tenuto a fare in virtù del Trattato di Maastricht ma ancora non fa, anche il costo dei salvataggi bancari e i passivi delle banche nazionalizzate. Nell’Eurozona il debito pubblico potrebbe raggiungere l’84% del pil nel 2010, contro il 66 del 2007. In Germania si dovrebbe arrivare al 78%, in Francia al 76. Mentre nella maggior parte dei Paesi il debito pubblico è in rapida crescita, a causa della spesa pubblica in deficit che sta aumentando rapida in funzione anticongiunturale, in Italia il deficit pubblico viene tenuto a freno da Giulio “Cerbero” Tremonti, ministro di Disgrazia e Ingiustizia, cioè delle Finanze e dei Condoni. Certo, anche in Italia il disavanzo pubblico aumenterà, arrivando forse all’8% nel 2010. Ma negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in Spagna supera già oggi il 10%. Un altro punto di relativo vantaggio dell’Italia consiste nel fatto che solo una quota relativamente piccola del debito pubblico è detenuta da operatori esteri, e non molto di essi è espresso in valuta. Il fatto decisivo però è la diversa propensione al risparmio delle famiglie e il loro basso indebitamento. In Gran Bretagna il debito complessivo del Paese – Stato, imprese e famiglie – è arrivato al 270% del pil, mentre la propensione al risparmio è scesa a -1% prima di rimbalzare al 9; in Italia quest’ultimo indicatore si è collocato al 15,4% nel terzo trimestre 2009. Le famiglie italiane risparmiano e fanno relativamente pochi debiti. Come scrive Massimo Mucchetti, “Il mondo ha scoperto a sue spese il vizio implicito nel debito delle famiglie, fatto per consumare molto più di quanto consenta il reddito, e nel debito delle imprese, acceso per esaltare il rendimento del capitale ben oltre i risultati operativi”. Per ciascuna famiglia italiana, come risulta da una ricerca dell’ufficio studi della Cgia di Mestre (per tradizione uno degli enti più attenti all’evoluzione dell’economia e della società), l’importo medio dell’indebitamento nel 2009 è stato di 21.270 euro, contro i 63.477 euro degli inglesi, i 55.886 degli spagnoli, i 37.785 dei tedeschi e i 36.150 registrati in Francia. I 524 miliardi di debiti dei nuclei familiari italiani incidono sul pil per il 34,2%. Un valore ben lontano da quello rilevato per esempio in Francia, dove gli oltre 942 miliardi di euro fanno arrivare il valore del rapporto al 49,1%. I risultati più preoccupanti riguardano Germania, Spagna e sopra tutto Gran Bretagna, nella quale l’indebitamento delle famiglie (1.605 miliardi di euro) incide sul Pil per più del 100%. In Spagna, invece, il rapporto dei debiti delle famiglie sul Pil scende, ma non di molto, toccando quota 83,6%, mentre in Germania è pari al 63,5%. “I nostri conti pubblici continuano a peggiorare”, dice Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre, “ma fortunatamente abbiamo livelli di risparmio privato molto elevati e quote di indebitamento delle famiglie italiane molto contenute”.

Paolo Brera