Ecco cosa chiede la gente
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Giovedì 21 Gennaio 2010

Ognuno, come è giusto che sia, si assume le proprie responsabilità e porta avanti le proprie ragioni, che fra l’altro, almeno sulla carta, sono più o meno tutte condivisibili. Eppure la situazione è in stallo: l’accordo per i rinnovi contrattuali è ancora lontano, le aziende continuano a essere alle prese con gli endemici problemi che impediscono di affrontare il mercato quanto meno alla pari con i competitor italiani. E se le aziende non sono competitive, allora continueranno a perdere posti di lavoro, e faranno più fatica ad uscire dalla crisi, e ci impiegheranno molto più tempo, con conseguenze per tutti. Dalla nostra prospettiva, che è una prospettiva per così dire privilegiata, perché riusciamo ad essere quotidianamente a contatto con il tessuto economico della Repubblica, possiamo registrare una grande attenzione a tutto quello che sta accadendo, e soprattutto a ciò che invece ancora non accade. Possiamo toccare con mano, ogni giorno, il desiderio degli imprenditori e dei lavoratori di assistere ad un cambiamento, ad un’evoluzione del sistema, attesa da troppo tempo. E una conferma indiretta di questo sentimento può essere letta anche nello sciopero generale prenatalizio, che secondo una statistica a campione effettuata su un numero rilevante di aziende ha messo in mostra una partecipazione più massiccia dei dipendenti pubblici rispetto a quelli del settore privato. A dimostrazione del fatto che, insomma il problema non è riconducibile al mero dilemma ‘firma o non firma’, né tantomeno ad una concessione più o meno elastica di una flessibilità degli orari.