Croazia in bilico tra Europa e una grave crisi economica
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Mercoledì 10 Luglio 2013

 

di Saverio Mercadante

 

Angela Merkel non era presente con i rappresentanti degli oltre cento Paesi europei la sera in cui si celebrava l’entrata della Croazia nell’Unione Europea. Alla mezzanotte del 31 giugno le insegne della dogana sono state rimosse dalla frontiera con la Slovenia, e la scritta “UE” è stata installata alla frontiera con la Serbia, l’altra repubblica dell’ex Jugoslavia che a breve dovrebbe dare avvio ai negoziati di adesione. Il rapporto con la Serbia e con la sua minoranza (rappresenta il 4,4 per cento della popolazione), dopo una guerra spaventosa, resta tuttavia una questione da risolvere definitivamente.

E l’assenza di Merkel era un altro segnale della diffidenza tedesca: è stato l’ultimo Paese a ratificare l’adesione. Secondo la superpotenza rigorista il paese era ancora impreparato e lontano dall’aver raggiunto i criteri richiesti dall’UE. Il Parlamento italiano ha ratificato l’adesione il primo marzo 2012. Il primo parlamento a ratificare è stato quello della Slovacchia. La Croazia interrompe il cosiddetto “digiuno di allargamenti” che durava dal 2007.

 

Adesione UE


Dunque la Croazia diventa il 28esimo Stato membro dell’UE. L’Adriatico, con l’avvio dei negoziati di adesione per la Serbia e il mandato negoziale per l’accordo di stabilizzazione e associazione del Kosovo, attraverso queste tre tappe procede verso una maggiore integrazione a beneficio di tutte le nazioni che vi si affacciano. L’ingresso graduale dei Paesi balcanici potrà aiutare certamente la stabilizzazione di un’area particolarmente problematica dopo la caduta del blocco comunista che continua a creare instabilità geopolitica. Il presidente della Commissione europea Barroso, nel corso delle celebrazioni solenni per l’ingresso della Croazia nella Ue, ha affermato: “La Croazia può essere un esempio per gli altri Paesi della regione, ha intrapreso difficili riforme e adoperandosi nel contempo per la riconciliazione tra i popoli della ex Jugoslavia”. Consolidare la propria esistenza come Stato indipendente, dopo essere nata dalle ceneri dell’ex Jugoslavia e da una guerra civile devastante (ci sono ancora circa 500 mila persone che ricevono sussidi direttamente legati alle conseguenze del conflitto), e garantire una pace duratura grazie al rafforzamento del legame con l’Europa tramite l’euro, per la Croazia è un altro grande vantaggio dell’adesione all’UE. E un paese piccolo come la Croazia, poco più di 4 milioni di abitanti, con un forte potenziale turistico, ha molto da guadagnare nell’avere un accesso privilegiato in una vasta zona monetaria come quella dell’euro.

 

Allarme crisi economica


Non è certo un periodo facile per la Croazia, anzi si può affermare che il paese è in mezzo ad una crisi così grave al punto che a Bruxelles lo scorso maggio si parlava già del possibile avvio di una procedura d’infrazione per l’eccessivo deficit. E’ fuori dai paletti europei che prevedono che non si sfori il 3%: si attesta a -4,6%. L’adesione all’UE ha dato però la garanzia dell’arrivo di fondi europei per oltre 10 miliardi.

Il debito estero della Croazia ammonta a 8 miliardi di euro. Il rapporto debito/Pil si attesta 56,3% del Pil. Una soglia che rientra nei vincoli del Fiscal compact. Ma secondo la Commissione europea potrebbe superare la soglia del 60% nel 2014. La Croazia finanzia il debito con tassi di interesse decennali del 4,9%, circa 70 punti base in più rispetto all’Italia e 40 rispetto alla Spagna. Ad aprile la bilancia commerciale è risultata in deficit di 0,65 miliardi, questo nonostante la kuna sia svalutata rispetto all’euro (1 euro = 7,4 kune). L’inflazione è al 3,3% (superiore all’1,4% europeo) ma il dato che al momento preoccupa di più è quello sulla disoccupazione che orbita al 20,9%. In Europa solo Spagna (27%) e Grecia (26,8%) vanno peggio. E più della metà dei giovani croati sotto i 25 anni è senza lavoro. Dal 2008, la situazione è andata progressivamente peggiorando anche a causa delle difficoltà dei paesi vicini alla Croazia e che sono i suoi principali partner commerciali, su tutti l’Italia. Le previsioni della Commissione Europea, indicano che anche il 2013 sarà un altro anno di recessione per il paese. Nel 2012 i consumi e la domanda interna sono diminuiti del 3 e del 2,9 per cento, gli investimenti diretti sono calati di 4 punti. L’altro passo verso un’ulteriore integrazione: diventare membro dello spazio Schengen nel 2015, per eliminare i controlli alle frontiere per merci e persone, e rafforzare la cooperazione con gli altri Stati che ne fanno parte. Infine anche la Croazia dovrà applicare le norme valide per tutta l’Unione, per esempio quelle sulla sicurezza alimentare e sul riconoscimento delle qualifiche professionali ottenute in altri paesi. In alcuni casi, precisa l’UE, sono previsti dei periodi transitori. Per esempio, la Croazia continuerà ad applicare accise ridotte sulle sigarette fino a tutto il 2017, mentre fino a giugno 2014 i pescatori potranno utilizzare le reti che nel resto dell’UE sono ormai proibite. La Croazia ha poi un’altra pesante zavorra, una corruzione endemica, che purtroppo caratterizza molto aree dell’ex blocco sovietico e non solo, come la vicina Grecia. L’introduzione dell’euro in tempi rapidi è alquanto improbabile e anche le stime che vedono la Croazia con la moneta unica entro il 2020 potrebbero essere eccessivamente ottimistiche.

Dovrebbe abbandonare la kuna per adottare l’euro “non appena l’economia nazionale rispetterà i criteri stabiliti in materia di inflazione, finanze pubbliche, stabilità dei tassi di cambio e tassi di interesse”, scrive l’UE. Avere una politica monetaria propria potrebbe essere un vantaggio per un piccolo Paese che sta cercando di sviluppare un’offerta turistica indirizzata ai suoi partner europei. La kuna potrebbe ancora essere un vantaggio a cui la Croazia difficilmente sarebbe disposta a rinunciare, soprattutto con le attuali prospettive sull’euro e la rigidità delle politiche imposte agli Stati membri.

 

Croazia - San Marino


San Marino può guardare con interesse al percorso che ha portato all’adesione croata all’UE. E sarà molto istruttivo monitorare in futuro quanto può incidere politicamente e soprattutto economicamente un passaggio storico di tale importanza.

“San Marino riconosce nella Cooperazione – ha scritto il Segretario agli Esteri Valentini – lo strumento più efficace per il rafforzamento del processo di integrazione europea al quale proprio San Marino guarda con crescente interesse nell’ambito del suo rapporto, in qualità di stato terzo, con la UE e ringrazia la collega croata (Vesna Pusic, ndr) per l’appoggio che il Paese potrà dare a San Marino nel suo percorso di sempre maggiore integrazione europea, ricordando poi i legami fra i due paesi, nei valori dell’identità culturale della Croazia ai quali fanno riferimento le stesse origini storiche della Repubblica”. Il mito fondante di San Marino ripercuote nel futuro ancora tutta la sua forza evocativa.