La banca senza interessi perfetta per la crisi
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Venerdì 28 Giugno 2013

 

di Saverio Mercadante

 

Gli svedesi che vedono lungo in fatto di bassi costi, buona qualità ed enorme successo, chiedetelo a Mister Ikea, sono circa quarant’anni che “lo fanno strano”. Da quarant’anni, anzi, lo fanno senza interessi. Perché hanno sviluppato una originaria idea danese portando al successo la banca senza interessi. E molto probabilmente ne nascerà a breve per la prima volta una anche in Italia. I risparmiatori, che sono clienti e soci contemporaneamente, non ricevono interessi sul capitale versato, mentre coloro che prendono prestiti pagano una commissione, corrispondente ai costi di gestione della banca.

Durante la Grande Depressione del 1930, in Danimarca molte aziende agricole fallirono a causa della stretta creditizia e dell’alto costo del denaro. Alcune di esse si riunirono sotto la guida di Kristian Kristiansen che, nel 1931, fondò la società cooperativa Jord Arbejde Kapital (terra, lavoro, capitale, i tre pilastri dell’economia reale), il cui acronimo è “JAK”. JAK riteneva e ritiene la struttura degli interessi come la causa principale dell’instabilità economica. L’associazione mise in circolazione una valuta locale dichiarata fuori legge dal governo Danese nel 1933. Nel 1934 la JAK danese fondò un sistema di risparmio e prestito senza interesse e un sistema locale di commercio e scambio di beni (LETS). Sebbene entrambi i sistemi furono sospesi dalle autorità, il sistema di prestito e risparmio riemerse nel 1944.

L’esperimento della banca JAK Danese ispirò un gruppo di persone in Svezia che fondò un’associazione no-profit chiamata “Jord Arbete Kapital - Riksförening för Ekonomisk Frigörelse” (Associazione Nazionale per l’Emancipazione Economica) nel 1965, la quale sviluppò il sistema matematico basato sui punti di risparmio chiamato “sistema di risparmio bilanciato”.

L’associazione, nel 1973, si trasformò in una cooperativa e iniziò a erogare finanziamenti. Nel 1997, con il nome di Medlemsbank, ricevette la licenza bancaria dall’Autorità di Vigilanza Finanziaria Svedese. Dal 1997, i membri sono aumentati con una crescita di 1000 per anno e i depositi di circa il 10% l’anno. Oggi, JAK Medlemsbank, con un capitale sociale di circa 7 milioni di euro, una raccolta di circa 121 milioni di euro, a fronte della quale riesce ad impiegare presso i soci circa 100 milioni di euro, ha oltre 38.000 soci che beneficiano delle prestazioni delle banche tradizionali, senza però il ricarico degli interessi sui prestiti, impiega 30 dipendenti ed è supportata da una rete di circa 500 volontari impegnata nella promozione del modello in tutto il Paese e nelle attività di consulenza, formazione ed educazione nei confronti dei cittadini sul tema del risparmio e del consumo critico. E ormai eroga prestiti che in alcuni casi arrivano fino a 500mila euro. Negli ultimi anni, il “modello JAK”, grazie soprattutto al-l’esperimento svedese, ha attirato l’attenzione in molti Paesi e non solo d’Europa. Regno Unito, Finlandia, Belgio, Germania, Canada, Olanda, Spagna e Italia. Attualmente, sebbene alcune delle citate realtà siano già operative sotto forma di cooperative, il progetto maggiormente vicino a replicare il modello bancario svedese sarà proprio quello italiano.

JAK è dunque non solo un progetto di grande interesse ma offre, in un momento in cui gli istituti bancari sono al centro di una campagna denigratoria senza precedenti anche una nuova immagine di banca, gestita da individui (ogni socio gode di un voto nell’assemblea) che mettono a disposizione di altre persone i propri risparmi e dove la perdita di potere d’acquisto derivante dall’inflazione è ampiamente compensata dall’assenza di interessi passivi. Nel caso della JAK Medlemsbank, a gestire il sistema sono i dipendenti. Le spese della struttura vengono coperte principalmente con le quote sociali annue dei membri, circa 25 euro, e applicando una commissione sui finanziamenti. Attualmente l’equivalente in TAEG è del 2,9% annuale. In piccola parte serve anche a mantenere un “fondo di sicurezza” da utilizzare nel caso di perdite, e per finanziare attività di ricerca e sviluppo. Va ricordato che chiunque può essere socio pagando la quota annuale, ma solo le persone fisiche e giuridiche che risiedano in Svezia, dove opera la banca, possono chiedere un prestito. I clienti/soci operano mediante il “sistema di risparmio e prestito bilanciato libero da interessi” (the balanced savings and loan system interest-free). A garantire la liquidità del sistema è il meccanismo dei “punti risparmio”: punti che si accumulano nei periodi in cui il socio effettua depositi e si decrementano nei periodi in cui si accede al finanziamento.

Affinché il sistema sia sostenibile, è necessaria l’uguaglianza tra i “punti risparmio guadagnati” e i “punti risparmio spesi”. Al momento dell’accensione del prestito, se i punti accumulati non sono sufficienti a compensare quelli che il prestito consumerà, il socio si obbliga a effettuare un deposito aggiuntivo sul proprio conto, attuando così il meccanismo del “post-risparmio” durante il periodo di rimborso e mantenendo in equilibrio il sistema.

Inoltre, il sistema JAK utilizza le risorse disponibili (il netto impiegabile) interamente a favore del finanziamento dei soci, non destinando nulla ad investimenti nei mercati finanziari: effettua unicamente servizio del credito. Il “punto risparmio” è l’unità di misura monetaria moltiplicata per un mese (ad esempio una persona che deposita una corona per un mese ha maturato un punto risparmio; una persona che chiede 100 corone da restituire in due mesi dovrà rifondere 200 “punti risparmio”).

Il credito è comunque erogato nel rispetto delle garanzie richieste dall’organo di vigilanza. I finanziamenti sono poi erogati dietro presentazione di una cauzione pari al 6% della somma erogata, che viene restituita al buon fine del piano di rientro. In caso di mancato pagamento, prima di procedere con le tradizionali iniziative per il recupero, intervengono azioni tipiche della filosofia cooperativa attraverso la dilazione dei pagamenti, la sospensione dei pagamenti per un periodo o l’intervento di altri soci che contribuiscono con i propri punti risparmio.

La perdita di potere d’acquisto, dunque, è compensata dalla possibilità di ricevere finanziamenti a costo ridotto. La differenza tra i tassi applicati dal sistema bancario e la commissione presente nel sistema JAK è comunque maggiore dall’attuale media dei tassi di inflazione. La durata del prestito si studia individualmente in base alla capacità di risparmio del socio. JAK è di fatto una banca cooperativa che offre credito all’economia reale, alle PMI e alle persone, in cui solidarietà e mutualità finanziaria sono i valori portanti e in cui si impara a risparmiare e a consumare consapevolmente. Non solo denaro, ma educazione finanziaria e formazione, solidarietà e mutualità. I proprietari di JAK, come accennavamo, sono i soci, tutti con lo stesso “peso” secondo il principio capitario “una testa, un voto”, indipendentemente dalla quota di capitale sottoscritta. In sostanza, gli “azionisti” sono i soci ed i “dividendi” sono rappresentati dalla possibilità di avere finanziamenti a bassissimo costo.

 

Il caso italiano


Il progetto JAK italiano, la prima banca senza interessi su prestiti e giacenze potrebbe aprire in Italia entro la fine del 2014. Il business plan è stato approvato nelle scorse settimane dal revisore legale dei conti. Prossima tappa: ottenere l’autorizzazione della Consob. Una volta ottenuto l’ok dell’ente di vigilanza il comitato promotore avrà un anno di tempo per raccogliere il capitale sociale necessario. Serviranno 5.700 persone a investire nell’iniziativa. Chi aderirà al progetto dovrà acquistare un pacchetto minimo di dieci azioni, per un totale di mille euro al fine di diventare socio dell’istituto. Di cui, in seguito, sarà anche cliente, beneficiando così in prima persona dell’assenza di interessi. Ma raggiungere la quota stabilita non sarà facile. La futura banca punterà, almeno inizialmente, a concedere prestiti fino a 30mila euro. In prima battuta si faranno solo dei micro-finanziamenti, per ridurre il rischio legato a eventuali insolvenze. L’istituto di credito costerà la metà rispetto a una normale banca (i clienti pagheranno una piccola commissione sulle operazioni effettuate che servirà a far fronte alle spese di gestione, peraltro ridotte all’osso) e non distribuirà dividendi agli azionisti. L’unico “dividendo” al quale avranno diritto i padroni-utenti sarà costituito dalle somme che risparmieranno al momento di contrarre un prestito. La banca, inoltre, non avrà filiali.

Solo un ufficio operativo. E per abbattere i costi farà anche leva sui sistemi di home e phone banking.