A tre americani il Nobel per la medicina
PDF Stampa
Martedì 06 Ottobre 2009

Sono Elizabeth H. Blackburn, Carol W. Greider e Jack W. Szostak i vincitori del Premio Nobel 2009 per la Fisiologia e la Medicina. I tre scienziati - un'australiana di 61 anni, una californiana di 48, sua allieva, e un 57enne nato in Inghilterra e cresciuto in Canada - si sono guadagnati il massimo riconoscimento per la medicina grazie a una scoperta nel campo della genetica: il meccanismo con cui i cromosomi sono protetti dai telomeri e dall'enzima telomerasi. L'annuncio è stato dato al Karolinska Institutet di Stoccolma, in Svezia, durante una conferenza stampa che quest'anno è stata anche trasmessa in diretta online sul sito Internet Nobelprize.org.
I tre medici, che lavorano tutti negli Stati Uniti e hanno tutti la cittadinanza americana, si spartiranno dunque un premio pari a 10 milioni di corone svedesi, poco meno di un milione di euro.
Blackburn, Greider e Szostak hanno risolto uno dei principali 'misteri' del campo della biologia: come i cromosomi possono essere copiati in modo completo durante la divisione cellulare e come vengono protetti dalla degradazione. Le molecole di Dna che contengono il nostro patrimonio genetico sono impacchettate nei cromosomi, i telomeri sono i 'cappucci' alle loro estremità. Elizabeth Blackburn e Jack Szostak hanno scoperto - si legge nel comunicato dell'assemblea dei Nobel al Karlonska Institutet di Stoccolma - che un'unica sequenza di Dna nei telomeri protegge i cromosomi dalla degradazione. Mentre Carol Greider e ancora Elizabeth Blackburn hanno identificato la telomerasi, l'enzima che 'costruisce' i telomeri. Man mano che questi si accorciano, la cellula invecchia. Al contrario, se l'attività della telomerasi è elevata, i telomeri mantengono la loro lunghezza e la senescenza cellulare viene ritardata. Questo accade nelle cellule tumorali, che possono essere considerate virtualmente immortali. Alcune malattie ereditarie, invece, sono caratterizzate da una scarsa attività dell'enzima, che si traduce in danni cellulari. L'assegnazione del Nobel 2009 ai tre scienziati e al loro lavoro riconosce e premia la scoperta di un meccanismo fondamentale nella cellula. Una scoperta che ha favorito lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche, sottolinea l'Accademia.
"Sono felicissima davvero” ha affermato il premio Nobel Rita Levi Montalcini, unica donna italiana ad esserci aggiudicata l'ambita onorificenza in questo campo, “sia per il fatto che ad aggiudicarsi il Nobel siano state due donne, sia per l'importanza delle ricerche che quest'anno sono state premiate. Si tratta, infatti, di studi strutturali".
Elena Cattaneo, professore ordinario all'università degli Studi di Milano ed esperta italiana di cellule staminali, sottolinea poi un particolare significativo: la “rivincita” di Elizabeth H. Blackburn. "Nel 2004 – spiega Cattaneo - la Blackburn firmò un editoriale di fuoco sul 'New England Journal of Medicine', in cui sosteneva chiaramente di essere stata 'licenziata' dal comitato scientifico Usa sulla bioetica e l'uso delle staminali in ricerca perché le sue idee contrastavano con la linea anti-staminali embrionali dell'allora presidente americano George W. Bush".
"Si tratta di un contributo importante”, commenta infine Giovanni Neri, direttore dell'Istituto di genetica medica dell'Università Cattolica di Roma, “che ci ha permesso di conoscere meglio la struttura dei cromosomi. Con importati riflessi sullo studio dell'invecchiamento e del cancro".
Va in parte controcorrente rispetto a questo generale panegirico invece il professor Roberto Bernabei, geriatra al policlinico Gemelli e past-president della Società italiana di Gerontologia e Geriatria: “Una scoperta affascinante, ricca di spunti, che ci permette di comprendere meglio i processi di invecchiamento cellulare”. Ma all'atto pratico, secondo il professor Bernabei, il conoscere bene i telomeri è pressoché inutile. “L'aver scoperto uno dei tanti meccanismi dell'invecchiamento, i telomeri e la telomerasi, non ci porta a un farmaco che ci consente di tenere lunghi i telomeri e farci vivere più a lungo. Sono scoperte indubbiamente interessanti, ma l'applicazione pratica è straordinariamente lontana". Nel complesso, sostiene il geriatra, "la genetica, che suscita grandi entusiasmi, sembra sempre più essere una strada tortuosa e difficile che non porta da nessuna parte. Basta pensare a cosa è successo con il genoma, che non ha portato a niente di pratico". Senza contare, sottolinea Bernabei, che "l'invecchiamento in particolare non dipende solo dai telomeri, ci sono decine di altri fattori, dai radicali liberi alla vitamina B, un cocktail enorme che non potremo mai risolvere a nostro favore lasciandoci giovani per sempre".

 

ECCO CHI SONO I TRE VINCITORI
Elizabeth H. Blackburn, classe 1948, è nata a Hobart in Tasmania, Australia. Ha la doppia cittadinanza australiana e americana. Dopo gli studi all'università di Melbourne, ha conseguito il PhD nel 1975 all'università britannica di Cambridge, quindi ha lavorato come ricercatrice alla Yale University di New Haven, Stati Uniti. E' passata poi all'università della California di Berkeley, e dal 1990 è professore di biologia e fisiologia all'università della California di San Francisco.

Carol W. Greider, cittadina statunitense, è nata nel 1961 a San Diego, California. Ha studiato all'università della California a Santa Barbara e a Berkeley, dove ha conseguito il PhD nel 1987 con Blackburn come supervisore. Dopo le ricerche di post-dottorato al Cold Spring Harbor Laboratory, è stata nominata nel 1997 docente al Dipartimento di genetica e biologia molecolare alla Johns Hopkins University School of Medicine di Baltimora.

Jack W. Szostak, classe 1952, è nato a Londra ma è cresciuto in Canada. Ha studiato alla McGill University di Montreal e alla Cornell University di Ithaca, New York, dove ha conseguito il PhD nel 1977. Ha lavorato alla Harvard Medical School dal 1979 e attualmente insegna genetica al Massachusetts General Hospital di Boston. Cittadino statunitense, è associato anche al Howard Hughes Medical Institute.

 

Fixing online

 

speciale 70 anni ANIS 1


Clicca sull'immagine per leggerlo online