Frontalieri e Spese Produzione Reddito: così lo Stato ci guadagnerebbe
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Lunedì 12 Dicembre 2011

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di Loris Pironi

 

La Legge di Bilancio 2012, passata in prima lettura, ha di fatto confermato l’eliminazione delle Spese di Produzione Reddito dalle buste paga dei soli lavoratori frontalieri anche per il prossimo anno. Il rinvio della riforma tributaria che avrebbe in qualche modo smussato le diversità di trattamento tra i lavoratori (peraltro diversità insite nel fatto stesso che stiamo parlando di due differenti Stati, con regole, tutele e sistemi diversi di tassazione, detrazioni comprese) ha di fatto garantito un altro anno intero di differente trattamento tra i lavoratori. E un anno intero di potenziali tensioni sociali. L’iniquità del provvedimento è data sì dal fatto che i lavoratori frontalieri ricevono una “sforbiciata” che i residenti non hanno (e questa è cosa nota). Ma l’ingiustizia forse più pesante è dovuta al fatto che le difficoltà del Governo di far quadrare i conti vanno a gravare molto più sui lavoratori frontalieri che su chiunque altro. Il ragionamento è semplice: ogni frontaliere, lo abbiamo scritto più volte, si vede decurtare in busta paga mediamente dai 150 ai 200 euro mensili. Tutto sommato fa una bella cifretta, alla fine dell’anno. Poi una parte riuscirà a recuperarli (anche qui ci sarebbe da aprire una corposa parentesi), intanto però nel bilancio domestico di una famiglia questo rappresenta un peso considerevole. Anche sul Bilancio dello Stato le SPR dei frontalieri rappresenteranno una voce di entrata importante, che va ad aggiungersi alle varie Addizionale IGR, tassa sugli immobili e alla famigerata minimum tax. Senza voler innescare una polemica gratuita, ma solo per il puro gusto di mettere le cose nella giusta proporzione, ci chiediamo dove sia l’equità in una Manovra che sottrae al bilancio domestico di un lavoratore (peraltro non residente, quindi non votante…) più di 2 mila euro in un anno mentre, ad esempio, la Minimum Tax va a incidere per 500 euro sui lavoratori autonomi, sulle imprese individuali e sulle società di persone, mentre per le imprese costituite in forma giuridica il salasso arriva a 1.800 euro. Abbiamo preso la Minimum Tax semplicemente perché è quantificata: lo stesso si può dire infatti per l’Addizionale IGR, che verosimilmente andrà a incidere per qualche centinaio di euro, o per quella che impropriamente è stata definita patrimoniale, che ancora non è stata definita e quindi non è al momento calcolabile. Anche sulla Minimum Tax ci sono forti osservazioni da fare, in quanto a pagarla sono chiamate anche le imprese che nell’esercizio 2011 hanno chiuso il bilancio in perdita, o quelle che sono state costrette a chiedere a Banca Centrale una dilazione per il pagamento delle tasse e dei contributi, un provvedimento dunque potenzialmente iniquo, che in linea teorica può andare a tassare anche le perdite aggiungendo un fardello a chi si trova in grave difficoltà.

 

La proposta dell’ANIS


Chiusa questa parentesi arriviamo dunque alla proposta. E mentre le considerazioni di cui sopra sono le nostre, la proposta arriva invece dall’ANIS, l’Associazione Nazionale dell’Industria Sammarinese, che l’ha quantificata e – a quanto ci risulta – l’ha proposta al Governo in una lettera ufficiale, nel tentativo di provare a dare una raddrizzata alla barca prima del secondo passaggio in Consiglio Grande e Generale della Legge di Bilancio e quindi prima dell’approvazione definitiva della manovra. La proposta dell’ANIS è la seguente: perché il Governo anziché eliminare le detrazioni a titolo di Spese Produzione Reddito esclusivamente ai soli dipendenti frontalieri non provvede ad una riduzione parziale delle stesse SPR rivolta a tutti i lavoratori? La proposta, generica, è nota da settimane. Oggi è stata specificata, ed è inoltre possibile provvedere al calcolo della cifra che lo Stato andrebbe a recuperare in questo modo con un intervento che andrebbe a gravare in maniera molto limitata sulle tasche dei lavoratori, di tutti i lavoratori, tra settore privato e settore pubblico. Il Monte Salari e Stipendi nel 2010 a San Marino ha totalizzato 533 milioni e 831 milioni di euro (per l’anno in corso la cifra non si discosterà di troppo). Oltre 401 milioni e 868 mila riguardano il settore privato, 131.962 invece sono gli stipendi dei dipendenti del settore pubblico. Se l’abbassamento delle Spese Produzione Reddito – sostiene ANIS - fosse ripartito tra tutti i lavoratori in misura del 3%, lo Stato si garantirebbe un gettito di oltre 15 milioni di euro, che è grosso modo il sacrificio che oggi chiede ai circa 6 mila lavoratori frontalieri, molto di più di quanto previsto per ciascun’altra tassa aggiuntiva inserita nella Manovra. Per ANIS questo è un provvedimento che potrebbe venire predisposto tramite semplice decreto legge, o inserito nella Legge di Bilancio in Seconda lettura. Il tutto naturalmente è legato al fatto che la riforma tributaria è slittata (“per motivi tecnici”, hanno ribadito più volte dalla Segreteria alle Finanze) e che quindi provvedimenti di più ampio respiro sono stati tutti rimandati di un intero anno fiscale. Quello che ANIS avrebbe ribadito nella sua ultima lettera al Governo è che almeno alcuni interventi di natura fiscale potrebbero essere comunque anticipati. Oltre a quello riguardante i frontalieri infatti per gli Industriali potrebbero, o dovrebbero, essere previsti l’eliminazione del regime forfettario, l’introduzione dello scontrino fiscale ed altri provvedimenti ancora per allargare la base imponibile. Capitolo a parte il superamento del sistema dell’imposta indiretta Monofase con un regime di Imposta sul Valore Aggiunto (l’IVA italiana, o la VAT come viene chiamata in ambito internazionale), cavallo di battaglia di ANIS, in quanto – come ha spiegato proprio questa settimana il Presidente Paolo Rondelli intervenendo ad un convegno organizzato dal PSRS, “è noto che negli stati occidentali le imposte indirette determinano il 70-80% delle entrate e un regime IVA anche a San Marino, oltre ad andare incontro all’esigenza di internazionalizzare le nostre normative e a sciogliere alcune tensioni con l’Italia, porterebbe ad un aumento  delle entrate nel Bilancio dello Stato”.