San Marino, pensioni: fate come le formichine...
PDF Stampa
Martedì 22 Novembre 2011

formiche_big

 

 

di Loris Pironi

 

Un consiglio spassionato a tutti i lavoratori di San Marino, residenti e frontalieri: fate come le formichine. Incominciate a mettere da parte, se e quando possibile, un po’ di soldi per il futuro. Il nostro non vuole essere terrorismo mediatico, per carità, non è nelle nostre consuetudini. Però, dati alla mano, abbiamo potuto verificare l’evoluzione del tasso di sostituzione (il rapporto tra la prima pensione e l’ultima retribuzione) prima e dopo la riforma pensionistica. Compreso l’apporto della “stampella” del cosiddetto secondo pilastro, il cui iter consiliare si è peraltro arenato dopo il passaggio in prima lettura, ma che rappresenta l’inevitabile unica strada per garantire un futuro pensionistico accettabile alle future generazioni. Facciamo un esempio concreto per vedere il prima e dopo la “cura”. Prendiamo il caso di un lavoratore dipendente che ha iniziato la sua carriera nel 1974: dopo quarant’anni di lavoro e di contribuzioni, nel 2014 potrà godersi la meritata pensione. L’esempio è importante perché ci permette di fare un confronto tra chi termina il suo percorso lavorativo prima della riforma e chi invece proprio in questo momento entra per la prima volta nel mondo del lavoro. Il nostro lavoratore, dicevamo, ha percepito la sua prima busta paga proprio mentre si disputavano i mondiali di calcio in Germania Ovest, quelli vinti dai padroni di casa sulla magica Olanda di Cruijff. Alla presidenza di Confindustria in Italia saliva l’Avvocato Agnelli, Nixon invece si dimetteva da Presidente per lo scandalo Watergate. Quarant’anni dopo, il nostro lavoratore ha tutti i capelli ormai bianchi, qualche chiletto in più. Ma può essere contento: è arrivato a percepire uno stipendio lordo annuo di 26 mila euro, ed ha la certezza di continuare a prendere parecchio anche ora che andrà in pensione. Il calcolo esatto glielo fa Fixing: ogni mese il nostro percepirà circa 1.840 euro, con un tasso di sostituzione di circa il 92%. Mica male: una pensione così oggi se la sognano, in Italia. Ma in futuro se la sogneranno anche a San Marino. Proviamo allora a fare il calcolo di quanto prenderà l’ipotetico figlio del nostro altrettanto lavoratore. Oggi ha 20 anni, le spalle larghe, ma un sorriso un po’ meno aperto di quello di papà. Sarà colpa di questa crisi che ci toglie il sonno. Proviamo a immaginare: il nostro giovane lavoratore verrà assunto a San Marino per la prima volta l’anno prossimo, nel 2012. Anche se sembra così lontano il 2052 - anno in cui saluterà i colleghi per dedicarsi agli hobby e alla famiglia a tempo pieno - questo è un traguardo a cui deve cominciare a guardare sin da oggi. Per semplificare il nostro esempio, facciamo conto che tra quarant’anni, a fine carriera, percepirà lo stesso stipendio di suo padre, 26 mila euro annui, 2 mila euro mensili. Bene, secondo i nostri calcoli riceverà di pensione appena 1.150 euro, con un tasso di sostituzione pari al 57%. Dunque la metà, quasi, di suo padre. Il discorso migliora un po’ se si considera anche il secondo pilastro contributivo obbligatorio (che oggi, dicevamo, ancora non c’è), ma non di molto. Con un versamento come quello ipotizzato, del 4%, e soprattutto con una gestione accorta del nascente FondISS, si può arrivare ad innalzare il tasso di sostituzione di un’aliquota diciamo doppia, l’8%. Così si arriva circa al 65%. Ma è ancora pochino, o no? Noi abbiamo fatto un esempio netto, di prima e dopo la riforma. È ovvio che chi lavora già da tempo si avvicinerà più al 90% che al 60% del tasso di sostituzione a seconda di quanto prima ha iniziato a lavorare.

 

Suggerimenti per il secondo pilastro


Dato che l’argomento è ancora in discussione, e pur sapendo che non si preannuncia come un’impresa facile, forse sarebbe il caso di trovare soluzioni per portare il versamento del secondo pilastro almeno al 7-8%, in modo tale da arrivare almeno a portare l’asticella almeno a superare il 70% dell’ultima retribuzione. Questo è il welfare nel mondo occidentale moderno, non possiamo girarci troppo intorno. Ci si è potuti permettere sin troppo fino ad oggi, e che il futuro non possa essere altrettanto generoso è un dato di fatto. La politica – con l’ausilio delle parti sociali – deve dunque trovare soluzioni per rendere meno doloroso questo conteggio. Noi, nel frattempo, facciamo il nostro dovere e cerchiamo di aprire gli occhi ai singoli  individui e alle famiglie, suggerendo che forse è il caso di cominciare a ragionare su forme di risparmio o di previdenza complementare.