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San Marino, senza la riforma dell’IVA il deficit non si risana
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| Martedì 02 Agosto 2011 |
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di Loris Pironi
Proprio nei giorni scorsi la Segreteria alle Finanze ha prodotto il Programma Economico 2012, il documento che rappresenta la bussola con cui l’economia sammarinese deve uscire da questi anni orribili. Del Programma Economico parliamo approfonditamente a pagina 8 di Fixing, qui prendiamo semplicemente lo spunto per analizzare il trend del deficit dello Stato (si va dai 50 milioni di euro per l’esercizio 2010 ai 10 milioni o meno auspicati per il 2012). Giovedì scorso, nel corso dell’assemblea annuale, l’Associazione degli Industriali ha presentato una proiezione suggestiva relativa proprio al debito pubblico. In base ai dati ufficiali dello Stato e a macro-calcoli invero piuttosto semplici, ANIS ha provato a spiegare come la riforma fiscale non sia sufficiente senza forti interventi specifici in materia di riduzione delle spese pubbliche e una riforma delle imposte indirette, leggasi il passaggio all’IVA. Per sgombrare il campo da equivoci diciamo che si tratta di un’analisi non realizzata su base scientifica, ma l’esito è così evidente che rappresenta comunque un valore indiscutibile, e offre una base per approfondire la riflessione sull’auspicato (da più parti) abbandono dell’anacronistica Monofase per la globalizzante Imposta sul Valore Aggiunto. Con la riforma delle imposte dirette, si andrà, secondo la stima della Segreteria alle Finanze, verso una riduzione del deficit di bilancio tra i 20 e i 10 milioni di euro. Aggiungendo a questa ipotesi una seria riduzione degli sprechi, come chiede l’ANIS, nella simulazione degli industriali si tornerebbe in attivo già dall’esercizio 2012, con un potenziale plus di oltre 30 milioni di euro nel 2013. Infine, sempre secondo l’ipotesi formulata dagli industriali, con il passaggio al sistema IVA, i cui effetti si potranno avvertire solo nell’esercizio 2013, il segno “più” per il Bilancio dello Stato raggiungerebbe la vertiginosa quota di 80 milioni; il tutto, naturalmente, se il passaggio all’IVA verrà unito alla riforma delle imposte dirette e alla serrata lotta agli sprechi. Qui il dato è tutto da verificare, ma se fossero 50 milioni anziché 80 il segnale non si può discutere. L’altra faccia della stessa medaglia riguarda il debito pubblico, che San Marino sta accumulando gradualmente a partire dall’inizio della crisi, ovvero dal 2008. Come si può vedere dalla tabella, senza manovre particolari si arriverebbe nel 2013 ad accumulare un deficit superiore ai 250 milioni complessivi; con la sola riforma delle imposte dirette si supererebbe comunque quota 200 milioni, in un continuo crescendo. Attuando contestualmente anche una seria riduzione degli sprechi, dopo il picco del 2011 (oltre 160 milioni) potrebbe invece cominciare una fase di lenta discesa, che permetterebbe di arrivare a circa 110 milioni nel 2013. Ma per l’ANIS è ancora troppo poco: il vero salto di qualità si potrebbe compiere soltanto unendo alla riforma tributaria e la lotta agli sprechi al passaggio all’IVA. Come si può vedere nella tabella, infatti, il debito pubblico comincerebbe davvero a scendere in maniera vertiginosa, permettendo a San Marino di tornare in un sol colpo all’incirca ai livelli del 2008, con un debito pubblico complessivo di circa 60 milioni di euro.
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