In aumento il tasso di mortalità delle imprese che operano a San Marino. Anche quelle "sane"
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Lunedì 09 Gennaio 2012

 

 

di Saverio Mercadante


SAN MARINO - Tasso di mortalità quasi al dieci per cento. Nel 2010 hanno cessato l’attività 324 società su un totale di 3.473 operative dall’inizio dell’anno. E’ il dato che proviene dall’analisi sulle società cessate nel biennio 2009-2010. Anche nel 2009, numeri piuttosto consistenti: si era vicini alle 200 società cessate.

Dunque, è evidente l’accelerazione del fenomeno. Scendendo nel dettaglio si è passati nel corso del biennio 2009-2010 dal 5,5% al 9,3%. Questa analisi, realizzata per la prima volta da Camera di Commercio, prende in esame tre cluster di imprese, significativi nell’interpretazione del processo in atto di fuoriuscita dal mercato, in modo da fornire un approfondimento riguardo questo fenomeno.

Il primo cluster è composto dalle aziende che hanno accusato un cash flow negativo. E’ il cluster che subisce il fenomeno della distruzione creatrice, che tende a caratterizzare le crisi economiche più significative, ed è denominato “Imprese in Crisi”. Il secondo cluster è composto da imprese che hanno generato poco valore aggiunto e hanno pochi legami “reali” con l’economia di San Marino e non registrano dissesti finanziari: è denominato “Imprese Volatili”. Il terzo è composto da imprese con legami significativi con l’economia di San Marino e con situazioni economiche mediamente buone: è denominato “imprese sane”.

Nel quadriennio 2007-2010 il tasso di mortalità delle imprese in crisi è balzato al 17,2% nel 2010, a fronte di un tasso prossimo al 10% nel triennio 2007-2009. Allo stesso modo, quello delle imprese volatili è salito nel 2010 vicino alla soglia dell’11% a fronte di una mortalità media del 6% nel triennio 2007-2009. Le imprese sane accusano nel 2010 solo un leggero aumento del loro tasso di mortalità che si avvicina alla soglia del 3% a fronte di livelli leggermente superiori al 2% nel triennio 2007-2009. Dunque, si rileva che le Imprese in crisi inevitabilmente stanno uscendo dal mercato, e le Imprese volatili stanno prendendo atto del venir meno delle convenienze giuridico fiscali che la localizzazione in Repubblica aveva garantito prima delle crisi istituzionale con l’Italia. Il tasso di mortalità delle Imprese sane seppure sia aumentato, si mantiene su livelli che non sono ancora preoccupanti.

Il Rapporto prende in considerazione come indicatore anche il valore aggiunto delle aziende cessate: permette di avere una stima dell’impatto sull’economia di San Marino in termini di valore aggiunto “perso”. La perdita del valore aggiunto delle imprese in crisi è nulla o prossima allo zero e paradossalmente la loro uscita porta ad un aumento del valore aggiunto dell’economia del Titano. Anche l’effetto della cessazione delle imprese volatili è, tutto sommato, contenuto. Preoccupante, invece, il valore aggiunto perso a causa della cessazione delle attività delle imprese sane: nel 2010 è balzato a 12,3 milioni di euro. La cessazione di 36 imprese sane nel 2010 ha comportato la riduzione di un punto del PIL della Repubblica.

 

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