San Marino, l’analisi sul clima di fiducia è chiaro: metà imprese è in affanno. E' dura con la black list
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Lunedì 09 Gennaio 2012

di Alessandro Carli

 

SAN MARINO - Le previsioni sul risultato economico del 2011 vedono uno schiacciamento rispetto al 2010 per quasi la metà delle imprese (49%). Il rimanente 51% prevedeva invece che il risultato economico a fine anno sarebbe rimasto invariato (34%) o addirittura in crescita (17%). E’ quanto emerge dal questionario semestrale di Camera di Commercio (ottobre 2011) presentato, così come il Rapporto sull’Impresa, poco prima di Natale in occasione della Giornata dell’Economia dal Presidente e dal Direttore della Camera di Commercio di San Marino, Simona Michelotti e Massimo Ghiotti. Sono intervenuti il Segretario al Lavoro Francesco Mussoni e l’Economista Industriale Luigi Bidoia.

 

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Nicola Michi, responsabile dell’Ufficio Produzione e Pianificazione, entra tra le pieghe dei settori: “Tra i comparti che hanno segnalato maggiori affanni, spiccano i professionisti (oltre il 70%), seguiti dal commercio all’ingrosso (oltre il 60%) e dall’edilizia, che ha messo in luce una contrazione superiore al 50%”. Tra i segmenti che prevedono una crescita, l’industria manifatturiera alimentare e gli alberghi e i ristoranti.

Michi poi torna sui risultati economici del 2011, analizzando con profondità sia le performance di diminuzione che quelle di crescita. “Scomponendo la percentuale del 49% di imprese che ritiene che il 2011 porterà risultati peggiori rispetto all’anno precedente, più della metà ha individuato in una contrazione che si spinge sino al 20%. Poco meno del 30% - esattamente il 28% - degli intervistati ha evidenziato una perdita sino al 50%. Per il 7% degli imprenditori la crisi sarà più incisiva: le diminuzioni del reddito supereranno il 50%”.

Crescita interessante ma non travolgente: per la maggior parte degli intervistati che ha risposto al questionario indicando un incremento del reddito, l’impennata sarà compresa tra il 10 e il 20%. Più del 30% degli imprenditori inseriti in questa categoria ha percentualizzato la salita tra l’1 e il 5%. Poco più del 10% prevede uno slancio che spazia tra il 25% e il 50%. Oltre i 50 punti si trova meno del 5% delle imprese che hanno previsto un innalzamento.

 

Fare impresa a San Marino

Lavorare a San Marino non è più strategico. Rispetto ad aprile 2010 infatti la curva è passata dal 6 (sufficiente) al 5,2 di ottobre 2011: una discesa che viene trainata dalle risposte del mondo industriale e il commercio all’ingrosso (sia PMI che grandi imprese). Dall’altra parte della bilancia, il manifatturiero alimentare e i ristoranti e alberghi, che sostengono con forza che “San Marino è un luogo privilegiato per svolgere le proprie attività”. Tra i fattori positivi, il basso regime fiscale, la snellezza della burocrazia, la sicurezza e l’assistenza sanitaria.

 

Black list

TAB_CC2012_blacklistLa mannaia della lista nera si abbatte sul monte Titano. Tra gli elementi di maggior insoddisfazione, la black list italiana, che ha tagliato le gambe al 57% delle imprese sammarinesi. A ottobre 2010 la percentuale era del 39%, a maggio 2011 del 61%. Il settore più colpito risulta essere quello finanziario (88%), seguito da industria, commercio e servizi.

Quasi il 20% degli intervistati ha sottolineato la mancanza di vantaggi per il fare impresa in Repubblica, mentre circa il 10% punta il dito contro la classe politica, incapace – a loro dire – di dare risposte concrete. Percentuale simile anche per chi lamenta la pessima pubblicità fatta sull’intero sistema-San Marino.

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Cresce intanto il numero di imprese che ha deciso di bypassare l’Italia e lanciarsi verso l’internazionalizzazione: la percentuale che si è aperta ai nuovi mercati è salita dal 25% (ottobre 2010) al 33% (ottobre 2011). Sono soprattutto le aziende più grandi e strutturate (oltre i 50 addetti), quelle che intrattengono rapporti commerciali con l’estero: più del 50%. Le grandi imprese hanno segnato la strada: un buon 41% di imprese con personale tra i 10 e i 50 addetti lavora con il mondo. Le PMI che hanno rapporti con i mercati globali si posizionano sotto al 30%. A tirare la volata, le attività finanziarie, che sono passate dal 36% di maggio 2011 al 69% di ottobre 2011.

 

La crisi e l’occupazione

Tra maggio 2011 e ottobre 2011, l’occupazione ha sostanzialmente messo in mostra una tenuta. In questo range infatti due imprese su tre hanno mantenuto invariata la propria forza-lavoro. Circa il 20% ha invece diminuito il proprio organico e il 15% ha ampliato il personale. A maggio 2011 le imprese che avevano dovuto “tagliare” erano il 23%. Solo l’8% aveva implementato gli addetti. “Il comparto che ha dimostrato più stabilità è quello del commercio all’ingrosso – commenta Michi -, che non è intervenuto sull’organigramma. L’industria manifatturiera alimentare ha registrato una quota interessante di aumento di lavoratori”. La crisi ha intaccato sia i professionisti che le attività finanziarie.


METODOLOGIA DELL'INDAGINE

L’analisi sul clima di fiducia delle imprese nel 2011 è composta da tre parti: executive summary, ovvero un sunto che mette in luce i tratti più importanti; l’esame dei risultati del sondaggio (la parte più voluminosa del libro); i dettagli tecnici dell’elaborazione.

La pubblicazione è basata sui risultati di un questionario telefonico semestrale sottoposto a un campione di 500 imprese (611 quelle contattate, 111 non hanno risposto) della Repubblica di San Marino. Il campione coinvolge diversi settori: agricoltura; industria manifatturiera; edilizia; commercio (ingrosso e dettaglio); attività finanziarie; servizi alle imprese; altri servizi; professionisti; alberghi e ristoranti. Il maggior contributo, sotto il profilo numerico, è giunto dall’industria manifatturiera, dal commercio e di servizi.

 


L'intervento di Simona Michelotti
Il clima di fiducia 2011
Rapporto sull'economia 2010
La mortalità delle imprese

 

 

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