Simona Michelotti: San Marino può e deve disegnare il proprio futuro
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Lunedì 09 Gennaio 2012

Giornata_economia

 

SAN MARINO - La sintesi dell’indagine sullo stato dell’impresa sammarinese nel 2010, ovvero nel pieno della crisi, ma anche il feedback legato all’attualità del questionario sul clima di fiducia delle imprese nell’anno che si è appena chiuso offrono una doppia lettura. Una lettura che è stata ben sintetizzata da Simona Michelotti, Presidente della Camera di Commercio di San Marino in occasione della Giornata dell’Economia, poco prima di Natale. I risultati - ha detto alla platea - presentano delle criticità che non possiamo ignorare ma anche dei segnali incoraggianti che ci parlano della vitalità dei nostri imprenditori e delle nostre imprese. E ancora: “San Marino sta attraversando un passaggio difficilissimo, anche perché si tratta di un passaggio sconosciuto per noi. E, lo dico francamente, stiamo navigando a vista. Quello di cui avvertiamo maggiormente la necessità è una visione che ci proietti in un futuro possibile. E tutto sarà possibile quando la nostra società sarà in grado di generare, e se necessario attrarre, le competenze professionali indispensabili per sostenere un processo intenso di innovazione e per immaginare, e insieme realizzare, nuovi percorsi di sviluppo”.
TAB_CC2012_numimpreseIl futuro. Si parla sempre di futuro, con preoccupazione, per certi versi più che giustificata dall’incertezza. Ma la Repubblica di San Marino può e deve disegnare il proprio futuro, e la sfida ancorché difficile è estremamente stimolante. Non sarà facile attrarre imprese estere e far nascere nuove attività, ma gli obiettivi non sono impossibili da raggiungere. “Secondo una visione statica dell’economia sammarinese – spiega ancora il Presidente Michelotti – ad oggi la situazione non è gravissima, ma lo diventa in un’ottica dinamica e di prospettiva, poiché ancora il trend è negativo, e mancano totalmente segnali di inversione di tendenza, peraltro in un contesto mondiale che è tra i più difficili della storia”.
La raccolta di informazioni e dei dati sull’impresa non è mai stata importante come nei due anni che si sono chiusi. “In effetti è stato un periodo che più di ogni altro ha invitato alla curiosità e all’attesa. Mai come in questi due anni abbiamo dovuto far ricorso ai dati per capire le tendenze e per cercare di dare una lettura alla situazione. Ci aspettavamo riflessi fortemente negativi e pesanti sull’economia di San Marino, e un’erosione forte delle risorse dello Stato. E in effetti è stato proprio così, anche se le imprese ‘sane’ hanno tenuto, pur essendo state comunque direttamente interessate dalla crisi. Anche il questionario che nel mese di ottobre ha fissato il livello del clima di fiducia delle imprese ha mostrato luci ed ombre.

TAB_CC2012_numoccupati“I sondaggi lasciano infatti trasparire una certa padronanza della situazione, con il 70% degli imprenditori che non prevede variazioni sul personale per i prossimi sei mesi e con un 10% che pensa addirittura di aumentarlo, contro un 13% che prevede una riduzione e una limitata quota di incerti. Si tratta di una previsione niente male, in tempo di crisi”. Altro segnale positivo è rappresentato dall’apertura ai mercati esteri. “Finalmente tentiamo di uscire dai nostri confini, proviamo a vincere la tentazione di fermarsi a mercati più vicini, anche da un punto di vista culturale, e quindi più comodi. In un anno infatti, rispetto all’ottobre 2010, la quota di imprese che hanno intrapreso la strada dell’internazionalizzazione è salita dal 25% al 33%, e ci risulta che il dato sia in crescita. Di contro non possiamo dimenticare che la black list sta mettendo a durissima prova quasi sei imprese su dieci, ed è evidente che a questo svantaggio competitivo va posto rimedio quanto prima”. Anche perché, come si evince dal sondaggio, l’appeal della Repubblica di San Marino per chi è già operativo sul territorio sta scemando: il voto alla localizzazione, su scala dieci, è sceso dalla sufficienza piena dell’aprile 2010 al 5,2 dell’ottobre 2011.

“Fino a qualche anno fa la localizzazione delle imprese nel nostro Paese era un fattore di grande valore, oggi questo non è più – conclude Simona Michelotti – Pertanto dobbiamo lavorare per tornare a livelli più consoni, lottando contro la burocrazia, che appesantisce anche le operazioni ordinarie delle imprese, e risolvendo il problema con l’Italia. Poi c’è bisogno di un’azione condivisa di rilancio: solo così possiamo guardare al futuro con più ottimismo”.

 

 

 

L'intervento di Simona Michelotti
Il clima di fiducia 2011
Rapporto sull'economia 2010
La mortalità delle imprese

 

 

 

Speciale_CC_2012