Ciao Lucio: la recensione dell'ultimo concerto con De Gregori
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Giovedì 01 Marzo 2012
di Alessandro Carli

 

CESENA - Lucio Dalla e Francesco De Gregori, trent’anni dopo “Banana republic”. Dalla e De Gregori, dopo oltre un quarto di secolo, sono più affascinanti. E – forse – oggi si divertono di più. Carisport gremito sabato sera per la tappa prenatalizia di “Work in progress”, perché – nonostante il tempo e le canzoni che i due “marinai” hanno scritto dopo il viaggio “laggiù nei paesi dei tropici” – la loro musica se ne frega di Kronos, delle mode e delle meteore che attraversano, nel breve giro di un respiro, i pentagrammi. “Work in progress” non è la puntata “due” di “Banana”: è un concerto “altro”, fatto di duetti, giochi e mimica. E’, in una parola, musica. E la scaletta, per chi è cresciuto sotto “il sole che batte sul campo di pallone”, rappresenta un sogno ad occhi chiusi: in ordine sparso arrivano “Generale”, “Alice”, “4/3/43” (con l’ultima strofa non censurata: De Gregori la dice ‘bene’ – e cioè ‘ancora adesso che gioco a carte e bevo vino, per la gente del porto mi chiamo Gesù Bambino’ mentre Lucio la butta giù dura: ‘e anche adesso che bestemmio e bevo vino, per ladri e puttane sono Gesù Bambino’), “Disperato erotico stomp”, “Anna e Marco”, “Futura”, “Caro amico ti scrivo”, “Piazza Grande”, “Agnello di Dio” (forse la parentesi più recente del Principe), “Titanic”, “La leva calcistica della classe ‘68”, “Canzone”, "La storia". Dalla e De Gregori. De Gregori e Dalla. Potrebbe bastare così. E invece. Invece i due hanno tirato fuori dal cilindro qualcosa che fa male al cuore. Canzoni. Vere. C’è la dolcissima “A Pa’”, dedicato a Pasolini. E – soprattutto – “L’abbigliamento di un fuochista”, forse la canzone più bella di De Gregori (non ce ne voglia Dalla quando dice che il brano più intenso di Francesco è “Santa Lucia”, che tra l’altro sabato sera ha fatto. Perché c’è sempre chi cade sul suo ultimo metro. Non puoi farci niente: cammini, corri e sogni, poi – come Dorando Pietri – inciampi e finisci per terra, mentre il ‘tram di mezzanotte se ne va’). Però “L’abbigliamento” è quello del fuochista del Titanic, lui e le sue raccomandazioni della mamma che lo vede partire. Una lettera che racconta una vita – quella di chi si è imbarcato per fare fortuna – e che non sa che poi arriva un iceberg che raggela ogni sogno. La sfida però accade nel finale: inizia De Gregori con “La donna cannone”. Risponde Dalla, poco dopo, con “Caruso”. In platea due giovani si prendono le mani, e ballano un lento lungo come le due canzoni. Come in “Anna e Marco”, che alla fine scappano in moto. Sempre e per sempre.

 

Lunedì 20 dicembre 2010

 

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Lucio Dalla a Rimini (Foto Alessandro Carli)