San Marino, Gioele Dix: così sogno la mezza estate di Shakespeare
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Lunedì 20 Febbraio 2012

dix.gioele

 

 

di Alessandro Carli

 

“Il sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare è una commedia. Frizzante. Fatta di ritmo. Al Teatro Nuovo di Dogana, mercoledì 22 febbraio alle 21, i comici di Zelig, diretti da Gioele Dix metteranno in scena un’originale versione del testo del Bardo. Gioele Dix racconta il progetto.

 

Quando accade la mezza estate?


“Nella tradizione, a metà maggio. Era una festa orgiastica, carnevalesca, legata al mito dei popoli celtici. Si andava nel bosco e si assumevano sostanze particolari. Da un punto di vista filologico, sarebbe a maggio. Per noi invece è in estate. Noi poi abbiamo debuttato in luglio al teatro romano di Verona. E’ uno dei tanti misteri legati al Bardo… tanti davvero: dalla ricostruzione di chi fosse davvero Shakespeare – uno solo o un gruppo di persone – sino alla veridicità dei tuoi scritti. Shakespeare fa una serie di mix interessanti, nel ‘Sogno di una notte di mezza estate’: c’è l’antica Grecia ed Atene, un gruppo di suore – un elemento anacronistico – e sceglie una festa tipicamente medievale. Un gioco di fantasia”.

 

Dove avete ambientato la pièce?


“In una specie di periferia post industriale contemporanea. Qui si incontra un locale che si chiama ‘Dream’. E’ bello trovare un teatro fuori dal tempo”.

 

L’onirismo poi è ben chiaro sin dal titolo. C’è un risveglio dal sogno?


“Il sogno è un trucco abilissimo. Anche nella chiusa dello spettacolo, il folletto Puk dice al pubblico che se la storia è sembrata esile, non devono prendersela con attori sul palco, perché comunque si è trattato di un sogno. Risvegliarsi, spesso, è poco piacevole. Noi diamo un senso ai sogni. Anch’io lo faccio, però al massimo gioco qualche numero al Lotto. Io sogno e sono il primo a dare un significato”.

 

Come è stato rimodellato il testo drammaturgico a quello scenico?


“Ho lavorato sulla scrittura assieme a Nicola Fano, un esperto di Shakespeare. Una persone che spende la vita a studiare, e a trovare gli errori e le contraddizioni che si possono incontrare nei testi. La prima scena di questo spettacolo – quella dei comici che ‘provano’ – nel testo del Bardo è nel secondo atto. Sono state sfrondate certe verbosità: un’operazione essenziale per avere più ritmo. Gli attori, sul palco, hanno qualche accento d’improvvisazione, però all’interno di una regia abbastanza rigorosa. Il marchio ‘Zelig’ è un elemento positivo. Significa comicità. Ognuno di loro ha un talento che ‘esce’ a prescindere da Zelig. In 25 anni di teatro, avrò visto 10 diverse versioni di questo testo. Nessuna comica. Eppure, quando Shakespeare portava in scena questo testo, il pubblico si sbellicava. Abbiamo seguito la linea del Bardo. Anche se oggi sembra che far ridere sia una colpa”.

 

Come sono stati inseriti Petra Magoni e Ferruccio Spinetti?


“Ho avuto l’intuizione che ci volesse un tappeto musicale. Per il ruolo di Puk ho subito pensato a una cantante. Petra Magoni è irregolare, incredibilmente brava a unire la parola cantata a quella recitata. Ferruccio è un uomo-orchestra, e suona il contrabbasso. Insieme alzano il tasso raffinatezza: sul palco Petra, accompagnata da Ferruccio, canterà ‘I will survive e ‘Over the rainbow’. Una scelta coraggiosa, ma credo indovinata”.

 

Lei è stato uno straordinario Alberto Tomba, professore di storia dell’arte a “Mai dire…”.


“Nella prima puntata parlavo della ‘Primavera’ del Botticelli. Con la Gialappa’s si lavora molto sui testi, e si prepara tutto con grande attenzione e meticolosità, con uno piccolo spazio di imprò. Lì per lì mi venne una battuta, che piacque particolarmente anche se non studiata. Entro e osservo la ‘Primavera’. E faccio: ‘Io Botticelli lo conosco fin da quando avevo 13 anni. Avevo una fidanzata, Claudia, che abitava in via Botticelli’. Quella fu una puntata straordinaria”.

 

 

Il comunicato stampa di "Sogno di una notte di mezza estate" di Shakespeare.