Visto per voi al teatro della Regina: “Don Chisciotte” con Alessio Boni
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Lunedì 03 Febbraio 2020

Don Chisciotte ph. Lucia De Luise picc

 

di Teresio Troll

 

CATTOLICA (RN) - La tradizione storica è superstition... drammatica superstizione, almeno nella cinematografia. In teatro, almeno per un duo, tutto dovrebbe essere semplice o comunque più facile ma il rischio di fare una triste figura, specie nei tipi dell'ovvietà, è dietro l'angolo. Così come dietro l'angolo aspetta il nostro cavaliere il mago Sacripante. Vista la foto di cartellone con in primo piano i volti di Alessio Boni e Serra Yilmaz (foto: Lucia De Luise), già mi mulinava di aver preso un abbaglio. Non si tratta di duo ma un'intera compagnia di ventura (produzione Nuovo Teatro).

"Don Chisciotte", in scena al teatro della Regina di Cattolica il 28 e il 29 gennaio, si mostra ben presto ingente fin dalla prima scena: una stanza, un letto febbrile, le donne, il prete, la morte con tanto di falce. La peste! Le grida! La scena ben presto si arricchisce di altre figure: bandiere da Palio, colori, statuemanichinesche, ombre e legni e luci fiammeggianti e suoni a combattere contro le grida rauche di Chisciotte & C. Una corrida! Un teatro dei pupi! Dove non so se sia giusto essere attori come ruolo o marionette. C'è un Ronzinante strepitoso che sembra uscito dalla mano di Dalì, soluzioni sceniche figlie del pastoso lavoro di Davide Scognamiglio e Massimo Troncanetti come il falò e la selva, forti e suggestive; e un altro cavallo ancora, figlio anch'esso di Salvador che si scompone agli assalti del cavaliere. Un plauso ai suoni di Francesco Forni. Tutti i gesti e le musiche sono calibrati e giusti di tempo ma le voci... e quelle corsette immancabili di certo vecchio teatro e le vocine e i gesticoli... Ma i personaggi son tutti vegliardi? Tra giganti e mostri, compresi i soliti telefoninodipendenti col cellulare acceso nonostante la comunicazione di servizio prima dello spettacolo (ma si sa l'intelligenza non è come la cinese, non si attacca), si va vanti lancia in resta e le grida (le voci già non si decifrano più con chiarezza) avanzano alla follia. Sancho (Serra Yilmaz) assiste paziente. Il cavallo anche, più dignitosamente indipendente (chi non parla... recita).

Atto II.

La stanza. Ancora il letto, il malato di quella peste che è la follia. Il delirio vero: come vivere in un mondo sanza libri? In un mondo senza sogni? Libri e liberi, parole così vicine... Aumenta la potenza e Teatro dei Pupi e Corrida diventano Terry Gilliam e Tim Burton (chissà se assieme almeno loro potrebbero riuscire a farne il film?) e stancamente, perché due ore son forse troppe, si va avanti tra avventure e figurine e vocine fino a casa, fino, fine del sogno, alla stanza. Se il finale potrebbe avere un risveglio le voci riportano alla banalità quotidiana.

S'ode un grido nella stanza! Cosa farà Chisciotte, senza Panza?

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