Visto per voi a “Percuotere la mente”: il concerto del gruppo britannico Echo & the Bunnymen
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Mercoledì 10 Luglio 2019

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di Martine Betiula

 

RIMINI - Lunedì 8 luglio per l'unica data italiana del loro tour, il gruppo britannico Echo & the Bunnymen si è esibito alla Corte degli Agostiniani per il terzo appuntamento con la rassegna musicale Percuotere la Mente. Sul palco oltre al leader e vocalist Ian McCulloch si sono esibiti Will Sergeant alle chitarre, Jez Wing alle tastiere, Simon Finley alle percussioni, Ete Reily alle chitarre e infine Stephen Brannan al basso. Anche questa data, come la precedente per Tom Walker, ha registrato il tutto esaurito confermando "Percuotere la Mente" quale appuntamento irrinunciabile per l'estate 2019 della Riviera Adriatica e tra il pubblico persone provenienti da diverse località del nord e centro Italia hanno riempito all'inverosimile la Corte degli Agostiniani.

Echo è il nome di una drum machine che vista l'assenza di un batterista nel gruppo quando si formò a Liverpool nel 1978 veniva utilizzata per la sezione ritmica dei loro brani poi il batterista Pete De Freitas si unì al gruppo ma il suo destino lo portò a morire in un incidente motociclistico nel 1989.

Il maestoso palco allestito con sobrietà di scenografia e illuminotecnica è stato la migliore scena possibile per un concerto che diciamolo subito è stato strepitoso, indimenticabile ed emozionante, d'altronde la scaletta dei brani non lasciava spazio a dubbi sulla qualità dell'esibizione; "Going Up", "Bedbugs & Ballyhoo", "Rescue", "Never Stop", "Zimbo", "Over The Wall", "Somnumbulist", "Villiers Terrace", "Nothing Lasts", "Seven Seas", "Rust", "Dancing Horses", "Killing Moon", "The Cutter", "Lips Like Sugar", "Do It Clean" e "Ocean Rain".

Gli Echo & the Bunnymen sono stati una delle band più influenti degli anni '80 di quel post punk psicadelico che dall'Inghilterra ha invaso l'intero panorama musicale conquistando 3 dischi d'oro e scalando le classifiche dell'epoca svariate volte con canzoni di presa immediata tipica del Liverpool Sound.

I Bunnymen filtrano, attraverso le spigolosità ritmiche tipiche del periodo new wave, una mistura affascinante fra pop e psichedelia venendo consacrati dalla critica dell'epoca come band simbolo del rinascimento musicale di Liverpool e sicuramente il carismatico Ian McCulloch con la sue qualità vocali sa sapientemente cantare le notti dell'anima.

Ricordiamoci che "The Killing Moon" è da molti considerato uno dei più grandi singoli del decennio '80 e sentirla cantare a squarciagola dal pubblico di Rimini relegando lo stesso McCulloch a semplice corista è un'esperienza, per chi ama la musica, esaltante e diverse volte durante il concerto di circa un'ora e mezza si è ripetuta.

Ian McCulloch non è persona modesta e sono note le sue affermazione alle volte sopra le righe sulla qualità delle sue canzoni però bisogna ammettere che quello che si è sentito lunedì sera a Percuotere la Mente è stato un qualcosa fuori dalla norma, un momento raro di bellezza assoluta, di armonie concilianti, un fluire di emozioni, un abbraccio ai ricordi, un pezzo di storia della musica che si è palesato attraverso le nebbie di Albione e quando è arrivata l'ultima canzone del set, una "Ocean Rain" superlativa l'esplosione emotiva ha folgorato la platea, McCulloch ha cantato con le sue tipiche tonalità le tempeste della vita e mai mi era capitato prima di vedere così tante donne e uomini piangere ad un concerto.

"All at sea again/ And now my hurricanes/ Have brought down/ This ocean rain/ To bathe me again/ Your port in my heavy storms/ Harbours the blackest thoughts".

Asciughiamoci le lacrime in attesa del prossimo appuntamento con Percuotere la Mente il 17 luglio 2019 al teatro Galli con il duo Bartolomey Bittmann.

 

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