Visto per voi al teatro “Petrella”: “Anime salve” di Artenovecento
PDF Stampa
Martedì 16 Aprile 2019

artenovecento homeslide concerti - Copia

 

di Alessandro Carli

 

LONGIANO – Nonostante la "confessione" rilasciata a "Il Secolo XIX" ("I testi e le cose raccontate in 'Anime salve' sono di Fabrizio De André" ha detto Ivano Fossati. Le musiche invece, ha rivelato, furono sue per il 90%), l'impressione è che la mano dell'ex "Delirium" nell'ultimo album da studio di Faber sia piuttosto marcata. La conferma è arrivata a Longiano, il borgo in cui i due cantautori si sono "rifugiati" per preparare – nel 1996 – l'opera: per cinque settimane si "protessero" nell'ex chiesa di San Maria delle Lacrime finché litigarono.

Così, quasi per atto doveroso di "riconoscenza", il 12 aprile gli Artenovecento (foto Demiranis) sono "tornati" nel luogo del "delitto" – più precisamente al "Petrella" di Longiano – per interpretare (davvero bene) i pezzi di "Anime salve". Intervallati dai racconti e dagli aneddoti dell'epoca recitati dall'attore Denio Derni, il gruppo ha dimostrato di "essere sul pezzo": a parte qualche piccolo e giustificabile "neo" - interessante Claudia Stambazzi ai flauti, un po' meno vocalmente, soprattutto in "Geordie" – gli Artenovecento, trainati dalla splendida voce deandreiana di Matteo Peraccini, hanno "spiegato" la modernità e la bellezza delle tracce racchiuse nell'album. Due ore di live, denso e profondo, con la storia di "Princesa" (oltre alla canzone, se avete modo, recuperate l'omonimo libro: una perla), trans brasiliano che sognava di essere donna, e "Khorakhané (A forza di essere vento)", preghiera laica del popolo ROM. Poi "Dolcenera", e "Le acciughe fanno il pallone", la bellissima "Disamistade", e via via "A cumba", "Ho visto Nina volare" e "Smisurata preghiera" (curiosa coincidenza: il primo 33 giri di De Andre, "Vol. 1", si apre con "Preghiera in gennaio", l'ultimo – "Anime salve", sempre con una preghiera, però "smisurata"). Nei bis "Geordie" e "Volta la carta", ma anche "La ballata dell'amore cieco", quasi a voler chiudere – idealmente – il cerchio. Un cerchio permeabile, ovviamente: ci si può entrare quando si vuole, nella musica di Faber, e ci si può anche uscire, anche se è estremamente complicato. Basta un verso, alle volte, un'immagina. Del resto, tutti almeno una volte si sono sentiti "come un rame a imbrunire sul muro".