Visto per voi a teatro: “Don Giovanni di Mozart secondo l’Orchestra di Piazza Vittorio”
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Martedì 19 Marzo 2019

Magoni ph Paul Bourdrel

 

di Alessandro Carli

 

Lo spunto iniziale vale tutto lo spettacolo: cosa c'è di più provocatorio di "togliere" i caratteri "maschili" a uno sciupafemmine? Ancora: qual è il peggior contrappasso per un tombeur de femmes che non esiste più (forse) se non quello di "assegnare" la parte a una sua potenziale "vittima"? Ma soprattutto, e se in quel ruolo delicato – in un processo di "ladyoscarismo" scenico accattivante indovinato – ci metti una donna, Petra Magoni, che in realtà è – vocalmente – anche uno straordinario strumento musicale?

Si gioca su queste domande retoriche (alle quali il "Don Giovanni di Mozart secondo l'Orchestra di Piazza Vittorio" con Petra Magoni (ph: Paul Bourdrel) nella parte del "gentiluomo infedele" ha dato più di una risposta al pubblico del Teatro Nuovo di Dogana) la "modernizzazione" dell'opera del genio di Salisburgo: una riscrittura – nell'accezione del "tradurre per tradire" – in chiave più che contemporanea dell'archetipo della seduzione che sottende, nei fatti e quindi sul palco, la rottura (o l'inversione) del finale. Un inno al tradimento "bifronte" quindi: quello che ha caratterizzato la vita di "Don Giovanni" e quello della scelta dell'interprete (la Magoni, frac e capelli corti, androgina e ficcante) che gioca con i travestimenti, lasciando un alone di ambiguità (e forse anche una critica) sulla condotta poco morale del protagonista.

"Don Giovanni", come un redivivo Cab Calloway in un immaginario e ammaliante Cotton Club, in un'ambientazione dal gusto anni Venti ma anche fortemente contemporaneo, dirige la sua orchestra e il suo destino in una pulsione di libertà e perdizione. Un luogo carico di energia, luce e vita dove i musicisti, posti su appositi piani sfalsati in altezza che delimitano uno spazio a sviluppo circolare tagliato da una parete di pannelli specchianti, si muovono: protagonisti nelle loro fughe musicali e esistenziali, tratteggiano con precisione la vicenda.

Arie glam, con Petra splendida "en travesti" (un omaggio a David Bowie?), un gioco di specchi – profonda analisi dell'apparire – che trova la catarsi (non si sa quanto teatralmente sincera) solamente alla fine quando, dopo aver percorso Mozart, il jazz, lo swing, il rock, il reggae, esplode "I feel love" di Donna Summer. Una donna estiva che farà risorgere, come un'Araba Fenice, l'anima del "Don".