Musica: “Nudisti al sole”, intervista al chitarrista “Giuvazza” (che lo ha scritto e lo canta)
PDF Stampa
Venerdì 16 Marzo 2018

Giuvazza

 

di Alessandro Carli

 

Il primo disco di Giovanni "Giuvazza" Maggiore ha una peculiarità. O meglio, ne ha diverse: oltre al fatto di essere un ottimo lavoro, "Nudisti al sole" – questo il titolo - chiede all'ascoltatore un tempo e un luogo ben specifici visto che è uscito, a metà ottobre 2017, solamente in digital music stores e in vinile. Ed è stato scritto tra Torino, la città in cui vive, e Rimini. Un lavoro "corale" che vede anche Marco Lamagna (basso e cori), Claudio Arfinengo (batteria e percussioni), Marco Martinetto (piano, programming, cori), Teresa Raspo (violino), Federica Finardi Goldberg (cello) e le voci di Eugenio Finardi ("Ti stai cercando") e Chiara Raggi ("Ti stai cercando" e "L'ultimo rimasto") e che ricorda, in lontananza, il timbro di Ivan Graziani.

Giuvazza, cantautore, chitarrista e produttore, ha nel diario personale di collaborazioni alcune "firme" piuttosto note: ha lavorato con Levante, Manuel Agnelli, Paola Turci, Alberto Fortis e suona "a stretto contatto" con Eugenio Finardi. Non c'è, per mille motivi, Fabrizio De André. E quindi si parte da Faber.

 

In "Amico fragile" c'è una frase, "...pensavo è bello che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo incominciare una chitarra"...

 

"Il mio rapporto con la chitarra è diverso da quello che ho con altri strumenti. Sono sempre stato attento e affascinato da quello che succedeva attorno a me. È più facile che io mi innamori di un artista che non suona la chitarra piuttosto da uno che la conosce. I linguaggi differenti dai miei mi conquistano. Mi fa venire in mente che non tutto quello che fai lo puoi tenere sotto controllo: se sconfini dalle tue conoscenze, suonare diventa la possibilità, bella e concreta, di scoprire qualcosa in più di te. Abbiamo, in partenza, una serie di strumenti: penne, matita, colori, fogli. Ma non so mai come utilizzerò la gomma da cancellare. Sai come parti, sai da cosa parti, ma non sai dove ti può portare la fantasia e il viaggio all'interno del pentagramma".

 

Giuvazza è anche un grafico. Tutto farebbe pensare che la copertina porti la sua firma...


"La copertina, che richiama un po' alla poetica surrealista di Salvador Dali ma anche al mondo dei fumetti, mi piace perché è una delle poche cose che non ho curato io. Mi sono (af)fidato a un altro, lo Studio Convertino & Designers, che opera dagli anni Settanta e che ha 'firmato' le cover di 'Pigro' di Ivan Graziani e di alcuni album di Eugenio Finardi. Mi avevano presentato tre proposte grafiche, tutte distanti da me. Io non avrei fatto una copertina così colorata, probabilmente starei stato più 'convenzionale'. Però, ed è questa la cosa bella, ha funzionato, ha fatto breccia. Ho scelto d' pubblicare 'Nudisti al sole' solo in vinile anche per valorizzare l'immagine scelta. Il formato 'grande' è efficace".

 

Da lì (Dali), dalla spiaggia dei nudisti, si accede alle tracce.

 

"Circa tre anni fa ho avuto una crisi lavorativa: volevo dire basta alle tournée e alla musica. Avevo visto abbastanza ed ero stanco. È stato in quel periodo che ho capito che dovevo fare un passo in più. Ci sono canzoni, nove per l'esattezza, che riassumono 3 o 4 anni di vita. È un disco quindi 'di fasi', di capitoli realmente accaduti. Sino al 2013 non avevo minimamente il progetto di incidere un disco, poi piano piano il progetto ha iniziato a camminare, passo dopo passo, con costanza".

 

Nel curriculum ci sono molte collaborazioni di prestigio.

 

"In questo mio primo album c'è ovviamente un retaggio di 'ascolto' e di 'sguardo' plurale: mi piace vedere come lavorano gli altri artisti e capire come mettono nelle canzoni i loro stati d'animo, le loro emozioni".

 

Quanto si è spogliato?

 

"In 'Nudisti al sole' ci sono tre o quattro Giovanni: la stesura dei pezzi oscilla tra il 2014 e il 2016, più o meno. Incidere questo album è stato un passaggio obbligato per la mia serenità: ho sentito l'esigenza di raccontare le mie storie, l'inizio di una seconda vita. Non lavorativa ma piuttosto umana. E alla fine mi sono ritrovato più leggero".

 

La sensazione è di ascoltare un disco, come dire... musicale?

 

"Sono un musicista e la scrittura, il racconto, si compiono sia attraverso le parole ma anche con le note. La musica è un linguaggio universale, che si slega dall'idioma, che supera la grafia e il suo 'saper arrivare' e che quindi può arrivare a tutti. È un album in italiano anche se il mio background è estero: Beatles, Queen, Roxette, Led Zeppelin. Questi ultimi mi hanno insegnato che la cosa più bella è mescolare le carte. Nel panorama italiano amo molto la fase 'bianca' di Lucio Battisti, quella del 'Don Giovanni', un lavoro che è un inno alla libertà. Mi hanno sempre affascinato i musicisti che cantavano, un po' meno i cantautori. Adoro i pezzi e gli artisti che mi danno una scossa".

 

Qual è il pezzo più "elettrico" di "Nudisti al sole"?

 

"Credo 'Ti stai cercando'. Per 'elettrico' non penso al volume alto ma ad altro. È un pezzo un po' anni Settanta, con una microsuite che ha tre momenti: una intro lenta, una crescita e poi un'esplosione alla fine. Di contro, quello 'meno elettrico' è 'Calma': prima di arrivare alla stesura definitiva ci ho messo mano tantissime volte".

 

Il titolo. Estivo, ma solo apparentemente...


"Non doveva essere quello che ho scelto ma alla fine ho optato per una modalità che ricorda i primi lavori di Umberto Tozzi: la prima traccia del lato A dà il titolo all'album".

 

Un album "on the road"...


"I testi li ho scritti a Torino e a Rimini. Generalmente compongo mentre cammino. In città però e non nei luoghi isolati, quindi circondato da persone e cose che si muovono. Mi piace l'interazione visiva. Una parte di 'Calma' è nata a Rimini, così come 'Mal di stomaco' e 'Ordinare idee'. Alcune canzoni sono nate dal testo, altre dalla musica. Al primo gruppo appartiene 'Ti lascio tutto', un lungo elenco di cose che lascio a una persona. Un pezzo un po' malinconico che ha 'chiamato', quasi per germinazione spontanea, la musica".

 

Domanda prematura ma doverosa: un nuovo vinile?


"Un mio professore del liceo mi diceva: 'Un lavoro funziona se ti proietta su quella futuro'. Ho qualche idea che svilupperò: in questo momento sono al 'punto di raccolta', non faccio nulla e faccio allo stesso tempo tutto. 'Nudisti al sole' è il sunto di diversi anni di vita, il prossimo sarà un lavoro diverso, un confronto con me stesso più libero. Sarà fatto e realizzato mettendo a fuoco un periodo unico".