Visto per voi al teatro Novelli di Rimini: le “Relazioni pericolose”
PDF Stampa
Giovedì 07 Dicembre 2017

 

di Alessandro Carli

 

Ci è voluta tutto lo straordinario talento di Elena Bucci e Marco Sgrosso - che assieme all'altrettanto capace Gaetano Colella hanno portato sulle assi del teatro Novelli di Rimini "Le relazioni pericolose" di Choderlos de Laclos – per superare l'ostacolo, il più delle volte insormontabile, che "sta" tra un romanzo e un testo scenico. Se gli scritti drammaturgici hanno per naturale vocazione il palcoscenico, altrettanto vero è che quelli composti per altri usi (ad esempio la lettura in compagnia o quella privata prima di coricarsi) quando incontrano il teatro, spesso sono costretti – per ritmo, azione e tanto altro - a piegare le gambe.

Non è il caso dell'opera di de Laclos diretta da Elena Bucci, impegnata sul palco nel doppio e antitetico ruolo della Marchesa di Merteuil e della Presidentessa di Tourvel, che trova nel Valmont piuttosto caratterizzato di Marco Sgrosso lo specchio ideale con cui "costruire" la trama, soffiando via la polvere più che naturale contenuta nel testo (la pièce è ambientata poco prima della Rivoluzione francese). Eccezion fatta per la durata – atto unico che sfiora le due ore – e una "pancia" più o meno a metà della rappresentazione (dopo un'ora si avverte un calo di ritmo, che però ritorna, con forza verso la "chiusa"), lo spettacolo, realizzato con pochissimi oggetti scenici (cinque o sei pannelli verticali posizionati nella seconda metà del palco) e valorizzato da un quadro di luci essenziale e molto preciso, lascia tra le dita e gli occhi della platea quel retrogusto amaro degli sconfitti: sconfitti, i protagonisti, dall'età che avanza, ma sconfitti anche dalla passione. Ieri l'amore delle lettere scritte a mano con la penna d'oca, oggi quello che "avviene" via WhatsApp (l'era degli SMS è già storia): è questa la grandezza dei classici, essere contemporanei parlando delle passioni già vissute. Lo hanno capito bene sia Elena che Marco, piantati (scenicamente) come cardi nel Settecento ma capaci di "rendere" moderno il fuoco centrale che si accende quando due corpi, o forse tre, si incontrano.