Rimini, “Hybris”: il 15 settembre confronto tra Marzio Mian e Alessandro Ceni
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Giovedì 13 Settembre 2018

RIMINI - In pochi sanno che in Artico si gioca il futuro del pianeta, che la zona artica, dalla Groenlandia alla Siberia, è la nuova 'via della Seta', terra di speculazioni e di speculatori (soprattutto: Russia e Cina), di investimenti mastodontici che cambieranno il nostro modo di vivere. Terra di estremi: dove si trivella impunemente e dove, nell'ottica di sopprimere i 'generi', insegnano alle ragazze a fare la pipì in piedi... "Ci piacerebbe che esistesse un luogo così, senza storia, dove le cose sono sempre state come sono, una parte del pianeta ibernata in un'immacolata, primordiale purezza", scrive Marzio Mian, nel suo libro reportage Artico. La battaglia per il Grande Nord (Neri Pozza, 2018). E conclude: "Era quasi la Luna, la Groenlandia. E improvvisamente potrebbe diventare una nuova Africa, un Congo boreale". Insieme a Marzio Mian, per offrire sguardi inediti sull'indagine del 'Grande Nord', sarà a Rimini Alessandro Ceni, tra i grandi poeti italiani di oggi, traduttore, per Feltrinelli, dei classici della lingua inglese (da Herman Melville a Joseph Conrad, da Charles Dickens a Robert Louis Stevenson).

15 settembre, sabato, Rimini, Museo della Città, ore 18.

 

Da una intervista a Marzio Mian:

"La modernità è sicuramente elettrizzante a quelle latitudini, solo che il mondo globale è incompatibile con quelle realtà, è molto più violento dei balenieri o degli esploratori inglesi dell'Ottocento, personaggi eroici, in fondo, che soffrivano, morivano, rischiavano tutti. Questa modernità è fatta di cantieri, trivelle, uranio, perbenismo". Intingi l'Artide nella malinconia... "Io sono antimoderno per natura. Non appartengo alla falange di quelli che giudicano la modernità sempre bella e sempre buona. Ammiro la Scandinavia, la Norvegia, soprattutto, dove sono maestri in cultura del diritto, pragmatici e genuini. Eppure, riconosco che quella è una civiltà che esporta molto conformismo". Esempio di martirio conformista. La soppressione dei 'generi'. Cito dal libro di Mian. Siamo in Svezia. "In una viuzza della città medievale si trova Egalia, la scuola elementare che simbolizza l'esperimento svedese di rottura definitiva del concetto maschio-femmina: qui non s'usano più le parole bambino e bambina, la scolaresca è vestita in modo neutro, il taglio dei capelli è neutro, l'unico pronome usato è il neutro – non più Han (lui) o Hon (lei), ma Hen – un'invenzione linguistica che sta dilagando nei media nazionali. Egalia è stata la prima a inaugurare l'aberrazione di costringere tutti gli scolari a fare la pipì seduti". L'Ikea dei luoghi comuni, l'incubatrice di un 'uomo nuovo'. "L'Artico è lo specchio delle nostre ipocrisie e contraddizioni", mi dice Mian. Agghiacciante.

 

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"L'Artico è il Far West delle nuove superpotenze: la poesia può ancora salvarci? Un giornalista e un poeta a confronto": dialogo con Marzio G. Mian e Alessandro Ceni.

Marzio G. Mian ha fondato insieme con altri giornalisti internazionali la società non profit The Arctic Times Project con sede negli Usa. È stato per sette anni vicedirettore di Io donna, il femminile del Corriere della Sera. Ha realizzato inchieste e reportage in 56 paesi. Il suo ultimo libro è "Artico. La battaglia per il Grande Nord" (Neri Pozza).

Alessandro Ceni è tra i grandi poeti italiani contemporanei. Tra i suoi libri ricordiamo "Mattoni per un altare del fuoco" (Jaca Book, 2012) e "Combattimento ininterrotto" (Effigie, 2015). Per Feltrinelli ha tradotto Herman Melville, Walt Whitman, Joseph Conrad.

 

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Che cos'è? Due anniversari e un concetto animano il ciclo di incontri Hybris, organizzato dal quotidiano culturale on line Pangea in concordia con il Comune di Rimini e l'Assessorato alle Arti. I 100 anni dalla pubblicazione del primo tomo del Tramonto dell'Occidente di Oswald Spengler, libro tragicamente determinante, e i 50 anni dal Sessantotto. Tra questi due episodi capitali accadono due guerre mondiali e diverse guerre locali, la nascita dell'Unione Sovietica, l'Italia che diventa Repubblica, la Guerra Fredda, il Vietnam, un mondo di speranze e di aspirazioni, di rivoluzioni, che si consolida e va in fumo. Il concetto, centrale per capire il nostro tempo, è hybris, che in greco significa "tracotanza", "eccesso", una prevaricazione che disintegra l'equilibrio sociale, umano. Hybris, oggi, è la prevalenza del "capitalismo della rendita, oligopolistico e finanziarizzato, che non ha alcun senso definire ancora 'libero mercato'" (Vittorio Emanuele Parsi), la vittoria delle leggi della finanza e del profitto su quelle dell'umano.

Perché? A partire dall'urgenza di comprendere "chi siamo e dove andiamo", Pangea ha invitato a Rimini giornalisti di genio (Massimo Fini, Marzio G. Mian), esperti di geopolitica e di relazioni internazionali (Vittorio Emanuele Parsi), protagonisti della storia culturale italiana (Giampiero Mughini), poeti (Alessandro Ceni). Gli incontri – aperti gratuitamente alla cittadinanza – pongono interrogativi, aprono sguardi avventati sui grandi problemi del nostro tempo, compiendo un volo dalla Parigi 'sessantottina' alle speculazioni economiche in Groenlandia, dal "Manifesto dell'Antimodernità" agli Stati Uniti di Donald Trump, alla poesia orfica, profetica, radiosa del più grande tra i nostri poeti.

Dove&quando: Gli incontri si svolgono il 7, 12, 15 e 19 settembre 2018 al Museo della Città di Rimini, nella Sala del Giudizio, alle ore 18. L'ingresso è gratuito.

Chi siamo. Pangea. Rivista avventuriera di cultura & idee, è un quotidiano culturale on line, che si legge qui: www.pangea.news. La rivista, nata nell'ottobre del 2017, edita dall'Associazione Culturale Pangea, con sede a Rimini, è diretta da Davide Brullo ed è resa possibile da Grabo Ballons (www.grabo-ballons.com), azienda leader nella realizzazione di palloncini. Pangea collabora con LInkiesta.it e con Radio Rai 3, è stata citata ripetutamente da la Repubblica, Avvenire, il Giornale. In un reportage sulle riviste culturali on line pubblicato su il Giornale il 3 agosto 2018, lo scrittore Massimiliano Parente ha giudicato Pangea la più importante rivista del genere in Italia.

 

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I prossimi incontri: 19 settembre "La vita dissipata di un perdente di successo". Dialogo con Massimo Fini.

Massimo Fini, giornalista, saggista, esegeta dell'inattuale, è, tra le altre cose, l'ideatore del 'Manifesto dell'Antimodernità', che afferma un netto No "alla globalizzazione... al capitalismo e al marxismo... alla democrazia rappresentativa... alle oligarchie politiche ed economiche". Marsilio sta raccogliendo in un unico corpus la sua opera: recentemente in "Confesso che ho vissuto. Esistenza inquieta di un perdente di successo" (2018), Fini ha raccolto i suoi libri più personali, autobiografici.

 

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