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Operazione Decollo Money, ricostruiamo la vicenda. Dieci arresti sull’asse tra San Marino e la Calabria
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Lunedì 01 Agosto 2011

Credito_Sammarinese

di Loris Pironi

 

SAN MARINO - Dieci mandati d’arresto, una collaborazione serrata tra la magistratura italiana e quella sammarinese, sulle tracce dei flussi di denaro del narcotraffico e della malavita organizzata, leggasi ‘ndrangheta.

Proviamo a ricostruire gli estremi dell’operazione Decollo Money che si impernia sul ruolo del Credito Sammarinese, il piccolo istituto di credito che nelle scorse settimane era finito sui giornali per una storia di tutt’altro genere, ovvero la “quasi” acquisizione del Banco di Rio de Janeiro, affare arrivato praticamente alle soglie del porto (era già stata versata una caparra per l’acquisto della maggioranza del pacchetto azionario) e poi naufragato per la tempesta scatenatasi proprio con l’inchiesta della magistratura, che ha portato all’arresto del direttore (già ex al momento delle manette) Valter Vendemini e al commissariamento disposto da Banca Centrale di San Marino.

 

I CONTI DELLA 'NDRANGHETA AL CS

In principio fu Vincenzo Barbieri, noto esponente della famiglia Mancuso, malavita calabrese, freddato il 12 marzo scorso a San Calogero, Vibo Valentia, con una ventina di colpi d’arma da fuoco, tra fucile e pistola. Ma prima della sua morte violenta ebbe il tempo di portare a San Marino una discreta cifretta (1 milione e 330 mila euro), verosimilmente denaro frutto di traffico di stupefacenti da ripulire.

Diciamolo subito: quello di Vincenzo Barbieri è un nome di fronte al quale le porte di tutti gli istituti di credito – italiani, sammarinesi o di qualunque altro Paese, avrebbero dovuto serrarsi a doppia mandata, in automatico.

Al Credito Sammarinese non fu così. Se per dolo (o scalcinata furberia) oppure per un ingenuo tilt del meccanismo antiriciclaggio, sarà la magistratura a dirlo, e su questo dettaglio non trascurabile s’impernia la posizione giudiziaria dell’ex direttore Vendemini, attualmente ai domiciliari dopo due settimane trascorse nella piccola prigione sammarinese dei Cappuccini.

Che la situazione fosse quanto meno anomala lo si sarebbe potuto immaginare al momento del primo deposito (furono due): il direttore Vendemini – riportano le agenzie stampa – avrebbe consegnato al cassiere un trolley contenente 597 mila euro da contare: denaro di tutte i tagli, con le banconote accartocciate e legate in mazzette con elastici, ma senza “senso logico”. E per di più puzzavano di muffa. Che non sarà un indizio determinante per parlare di denaro sporco, ma qualcosa vuol pur dire.

Dal Credito Sammarinese poi la segnalazione alle autorità dell’anomalia del conto di Barbieri partì effettivamente, ma solo con grande ritardo, dopo l’arresto dello stesso Barbieri in Italia.

Anche Piero Grasso Procuratore Nazionale Antimafia, in proposito ha affermato che “Sarebbe stato sufficiente fare anche solo una ricerca su internet per scoprire che Vincenzo Barbieri era un narcotrafficante”.

 

LA COLLABORAZIONE TRA ITALIA E SAN MARINO

Due sono le inchieste, quella italiana che ha la sua base a Catanzaro, e quella sul Titano, affidata al Commissario della Legge Rita Vannucci. È stata lei a firmare il provvedimento di convalida dell’arresto dell’ex direttore Vendemini, con l’accusa di riciclaggio.

Senza la collaborazione del Titano, che ha decisamente invertito la rotta rispetto ad un passato fatto di opacità e di rogatorie talvolta insabbiate o comunque rallentate fortemente, oggi non si può dire la stessa cosa. Un giro di vite che sta portando a risultati importanti per quello che riguarda tutti i reati di natura fiscale.

 

LA SECONDA SPALLATA: L’ARRESTO DI LUCIO AMATI

Lucio Amati è il Presidente del Credito Sammarinese. La piccola banca e la finanziaria collegata (la Polis Spa, anch’essa commissariata) sono una sua creatura. E l’arresto di Lucio Amati avvenuto venerdì scorso, che per la verità era nell’aria già da un paio di settimane, è arrivato insieme ad un’altra decina di persone, dieci mandati di custodia cautelare emessi dalla Procura di Catanzaro più uno, quello di Francesco Barbieri, figlio del fu Vincenzo, arrestato incidentalmente perché nel corso della perquisizione disposta al suo domicilio le forze dell’ordine hanno trovato una pistola con matricola abrasa.

Tornando all’ordinanza di custodia cautelare in questione, oltre al nome di Lucio Amati – attualmente in carcere ai Casetti, di Rimini, ma in attesa di un possibile trasferimento nel carcere di Catanzaro - figurano quello dell’ex direttore Valter Vendemini (già ai domiciliari, come ricordato), e di Sandro Sapignoli, vicedirettore del Credito Sammarinese nonché responsabile delle procedure antiriciclaggio per l’istituto, arrestato sabato mattina a San Marino e attualmente detenuto ai Cappuccini.

In manette anche Massimiliano Sensi, componente del Collegio dei sindaci revisori del CS, il nicoterano Domenico Macrì residente a Città di Castello e la compagna Barbara Gabba, entrambi intermediari d’affari per il Credito Sammarinese: sarebbero stati Macrì e la Gabba a caldeggiare l’apertura del conto a Barbieri, insieme a Domenico Lubiana, commercialista, e al fratello Salvatore Lubiana, avvocato nonché ex Dg dell’Ato4 di Vibo Valentia, entrambi di Nicotera. Avanti ancora, tra gli arrestati spicca anche Giorgio Galiano di Vibo Valentia, genero di Barbieri nonché intestatario di altri due conti al CS su cui sarebbe transitato circa un milione di euro direttamente da Barbieri tramite diversi bonifici. Sull’ultimo mandato d’arresto infine compare il nome di Luca Raffaello Bressi, revenue manager dell’Hotel King Rose di Bologna, il luogo dove s’incontrarono Barbieri e Vendemini (gli incontri furono complessivamente sei, compreso uno successivo alla disposizione del regime di sorveglianza per il defunto malavitoso.

 

Notizie correlate:

l'arresto di Vendemini e l'inchiesta sul Titano

 

Lucio Amati attacca, prima dell'arresto

 

- per Amati entro mercoledì interrogatorio di garanzia

 

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