Casa di Montecarlo, gli inquirenti: "Nessuna azione fraudolenta"
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Mercoledì 27 Ottobre 2010

La vicenda della casa monegasca che ha tenuto banco per tutta l'estate e parte dell'autunno, insinuando ombre sulla credibilità del presidente della Camera Gianfranco Fini, è stata archiviata. Ieri l’ufficializzazione della notizia che il leader di Fli aspettava. Gli inquirenti hanno, infatti, verificato "l'insussistenza di azioni fraudolente" nelle operazioni di vendita che hanno portato l'appartamento di Boulevard Princesse Charlotte (ereditato da An da un'anziana militante) alla società offshore Printemps. Da qui la richiesta di archiviazione che sembra scrivere la parola fine su una lunga pagina di veleni politici, sollevando Gianfranco Fini e il senatore Francesco Pontone, ex tesoriere di An, da ogni responsabilità giudiziaria. La notizia dell'archiviazione chiesta dalla procura di Roma è arrivata congiuntamente a quella secondo la quale gli stessi due ex aennini erano stati iscritti - circa un mese fa - sul registro degli indagati con l'accusa di truffa aggravata. Una notizia rimasta "blindata" fino a ieri. Secondo le indiscrezioni trapelate, il presidente della Camera avrebbe chiesto ai "suoi" di mantenere un profilo basso sulla vicenda, evitando di cedere alle lusinghe di dichiarazioni "trionfalistiche" da consegnare alla stampa. Un unico, telegrafico commento è giunto ieri però dallo stesso Francesco Pontone: "Sono contento e soddisfatto - ha dichiarato - si dimostra che era un'azione sballata presa contro il presidente della Camera". Ma la decisione di archiviazione ufficializzata dalla procura capitolina non ha convinto tutti: dagli organi d'informazione che hanno contribuito a far esplodere l'affaire monegasco è giunta, infatti, la preghiera di andare in fondo alla vicenda, consentendo così agli italiani di comprendere cosa sia realmente successo. Più che piccato il commento consegnato ai giornalisti da Francesco Storace, leader de "La Destra": "Evidentemente il processo breve , anzi brevissimo - ha scandito - vale solo per il presidente della Camera". Insolentito dalla notizia dell'archiviazione sarebbe stato anche il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sempre più convinto che tra il presidente della Camera e le procure esista un'intesa cementata per destabilizzarlo. “Se di mezzo ci fossi stato io - avrebbe detto il premier ai ‘suoi’, commentando la notizia dell'archiviazione dell'affaire Montecarlo - sarebbe andata diversamente, perché la magistratura vuole farmi fuori”. Convincimenti che contribuiscono ad esasperare la reciproca diffidenza tra il Cavaliere e l'ex co-fondatore del Pdl, mantenendo alta l'asticella della tensione all'interno della maggioranza.