Vieni via con Me, Masi contro tutti Contro Saviano, Benigni e i maxi-cachet
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Martedì 19 Ottobre 2010

Capiamo per quel fazioso di Santoro e il suo Annozero così schierato. Massì, mettiamoci dentro pure la Gabanelli, che con quell’aria da professoressa non vedeva l’ora di riprendere con Report per andare a mettere il dito nelle pieghe del paradiso (fiscale) di Antigua pur di colpire il Premier. Invitiamo alla festa pure la Dandini, che ha fatto di Parla con me un salotto veterocomunista radical chic, e si sa i veterocomunisti, soprattutto se radical chic, sono capaci di risaltare fuori un giorno o l’altro dal passato dove si sono autoreclusi. Quello che non si riesce a capire è perché adesso il direttore generale Masi si è messo in testa di boicottare perfino Fabio Fazio, che è veramente l’uomo per tutte le stagioni (politiche) malgrado una propensione sicuramente più per l’opposizione che per la maggioranza (attuale) e certe cose in Rai, oggi più che mai, vogliono dire qualcosa.
Il fatto è che Vieni via con me, il nuovo programma di Fazio, a tre settimane dalla messa in onda è ancora in alto mare. Il nodo gordiano della faccenda è costituita dal cachet degli ospiti, da Roberto Benigni a Antonio Albanese, fino ad arrivare a Paolo Rossi. Tutti personaggi scomodi (a qualcuno), soprattutto il primo e l’ultimo, ma la scusa è che, vista l’aria di crisi, i compensi sarebbero alti, troppo alti. Si parla addirittura fino a 250 mila euro per una comparsata per una puntata. E l’occhio di bue si sposta su Benigni, indicato dall’Agi come il personaggio per cui la Rai avrebbe dovuto scucire la suddetta cifretta. Ma inevitabilmente arrivano le smentite. Da Fazio, che assicura che il problema non sta nei cachet degli ospiti. E di coloro ai quali la trasmissione dovrà ruotare attorno, a partire da Roberto Saviano, il cui contratto è stato rispedito indietro, al momento. Dal manager di Benigni, che fa capire che il Robertino nazionale ci andrebbe anche gratis (già, e perché no?).
Masi dal canto suo prova a smontare la polemica – in queste cose lui ormai ci sguazza – e spiega che c’è un intervento politico a gamba tesa per far passare un messaggio sbagliato (una melina Rai per indebolire quella che è già vista come una trasmissione antiberlusconiana) quando invece si tratterebbe solo di gestire al meglio i soldi Rai, cioè pubblici quattrini. E poi i contratti non sarebbero stati “respinti” ma solo sottoposti a un’attenta analisi, “un doveroso approfondimento” in merito a richieste economiche “molto significative”. Il balletto, insomma, continua. E continuerà ancora per tre settimane almeno.