Pio Manzù: è l'Iran la minaccia numero uno per l'intelligence mondiale
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Lunedì 18 Ottobre 2010

E' l'Iran il nemico numero uno dell'intelligence mondiale. E' quanto hanno affermato gli esperti di terrorismo intervenuti a Rimini, all'interno di Challenge 21, l'edizione 2010 delle Giornate di Studio Internazionali organizzate dal Centro Pio Manzù.

"Il terrorismo negli ultimi trent'anni è diventato una minaccia strategica - ha spiegato l'esperto israeliano di terrorismo islamico, consulente del ministero della Difesa, membro del forum atlantico di Israele, Ely Karmon - La coalizione iraniana è molto più pericolosa di al Qaeda". Per l'esperto di terrorismo, "l'Iran oggi è più di una minaccia perché aspira a diventare una potenza globale, è una minaccia enorme perché è una coalizione, che comprende due forti Stati: Iran e Siria, con Hamas, Hezbollah, alcuni gruppi iracheni e turchi. Quindi la coalizione rappresenta una grande minaccia per il Medio Oriente, innanzitutto - ha sottolienato - perché questa coalizione è contronatura".

Secondo Karmon l'Iran inoltre "è riuscito a far deragliare il processo di pace tra Israele e Palestina". "A partire dal 1991 con il processo di Madrid, che è venuto prima di quello di Oslo, l'Iran - ha aggiunto - ha cercato di mettere i bastoni tra le ruote al processo di pace. Ora poi l'opzione nucleare è alla porta: questo è il vero problema dal punto di vista delle potenze regionali - ha concluso - che influenzerà tutta la situazione nel Golfo, nel Medio Oriente e sulla scena globale".

Nel workshop dedicato alla lotta al terrorismo, è intervenuto al Pio Manzù anche Bruce Riedel, consulente militare di Obama, che ha parlato invece della guerra in Iraq. "La guerra in Iraq non è stata una necessità come quella in Afghanistan, dopo le torri gemelle - ha commentato Riedel - In Iraq c'è stata una guerra scelta. Bush ci è voluto andare, ma ancora non ne capiamo molto bene le ragioni".

 

IRAN: PETER NEUMANN RINCARA LA DOSE 

''All'origine di gran parte dei problemi di terrorismo internazionale c'è l'Iran e il fatto che debba esportare la sua rivoluzione''. Lo ha sottolineato Peter Neumann, direttore dell'International Centre for Study of Radicalisation and political violence di Londra, intervenendo al Pio Manzù. ''E' stato dimostrato ancora una volta - ha aggiunto - che non esiste nessuno scontro di civiltà, semmai abbiamo un problema di potere interno a quest'area geografica. Il problema nasce dalla volontà dell'Iran di avere un'espansione. E' un Paese molto aggressivo''. Per l'esperto inglese ''l'Iran è già una potenza regionale di discreto livello, ma vuole espandersi ancora. Avremo in questo modo una cintura di paesi sciiti, un'area sciita molto forte che andrebbe dall'ovest dell'Afghanistan fino al Libano, espandendosi anche in altri Paesi. Questa, prima era interrotta dal regime di Saddam Hussein e ora giustamente la domanda è: cosa succederà quando le truppe americane si ritireranno dall'Iraq? Molto probabilmente verrà a formarsi una formazione sciita molto forte che andrà ad unirsi a questa cintura ininterrotta''. Per Neumann i maggiori rischi arrivano da internet, perché ''la radicalizzazione del terrorismo arriva da lì''.