Crocefisso in aula a Strasburgo Mons. Negri e il Titano in difesa dell'Italia
PDF Stampa
Giovedì 01 Luglio 2010

Togliere il crocifisso dai muri dei pubblici edifici? Rappresenterebbe ''un'operazione di vera e propria barbarie culturale'' e significherebbe tagliare le ''radici'' dell'Europa. E' l'opinione di monsignor Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro. ''E' certamente il simbolo significativo e irrinunciabile della fede dei cattolici - dice mons. Negri ai microfoni della Radio Vaticana - Pensare che possa essere soppresso vuol dire fare un'operazione di vera e propria barbarie culturale, perché si toglie il fondamento''. Per mons. Negri, ''è evidente che i popoli europei guardano al Crocifisso come ad un orizzonte di vita. Per esempio, nel Crocifisso troviamo la sintesi di sacrificio e di successo, di sacrificio e di vittoria, di morte e di risurrezione. Questi sono valori che consentono all'uomo del Terzo Millennio di vivere da uomo. Che poi per taluni - pochi o tanti, non interessa - vi sia un contenuto di fede, è una questione di libertà di coscienza''. ''Ma per i popoli dell'Europa - conclude il vescovo – è ancora un punto di riferimento, togliendo il quale resterebbero senza radici''.

 


IL CROCIFISSO E’ NELLE MANI DEI GIUDICI DI STRASBURGO: IERI L’UDIENZA TRA 6 MESI LA SENTENZA
L'udienza della Corte di Strasburgo sul caso del crocifisso ieri è durata meno di tre ore. Ma per conoscere la decisione che i giudici della Grande Camera della Corte europea dei diritti dell'uomo hanno preso occorreranno almeno sei mesi. Una decisione che, come è noto, tanto interessa il Governo italiano che ha presentato un ricorso per contrastare una sentenza nella quale, in sostanza, si affermava che la presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche costituisce una violazione dei diritti dei genitori a educare i figli secondo coscienza e allo stesso tempo una limitazione della libertà religiosa degli alunni. Una vicenda delicata e dalle mille implicazioni etiche e politiche che dura ormai da otto anni. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, e il ministro per le Politiche Europee, Andrea Ronchi, hanno espresso ieri il proprio ottimismo circa l'esito del ricorso italiano. Più in particolare, il ricorso del Governo è contro la sentenza che il 3 novembre scorso aveva stabilito che l'Italia aveva violato i diritti di Soile Lautsi e dei suoi figli con l'esposizione del crocifisso nella scuola di Abano Terme. ''Credo che abbiamo tutte le carte in regola per un risultato positivo'', ha dichiarato Frattini commentando l'udienza della Grande Camera. Mentre Ronchi ha sottolineato come sia significativo che l'Italia abbia ricevuto il sostegno di dieci Stati membri del Consiglio d'Europa nella richiesta di appello.

 


ANCHE SAN MARINO SCHIERATO A FAVORE DEL CROCIFISSO
Il fronte pro-Italia, fanno sapere dalla rappresentanza italiana a Strasburgo, si è ulteriormente esteso. Infatti ai 10 paesi, Armenia, Bulgaria, Cipro, Grecia, Lituania, Malta, Monaco, Romania, Russia e San Marino, che hanno deciso di intervenire come parti terze davanti alla Corte, se ne sono aggiunti altri quattro: Serbia, Moldavia, Ucraina e Albania.

 


LA BATTAGLIA LEGALE: LE POSIZIONI DELLE PARTI IN CAUSA
''Il caso di cui discutiamo non è propriamente giuridico, e non si fonda su una reale violazione dei diritti. Piuttosto è un caso politico e anche ideologico'', ha sostenuto davanti la Corte il giudice Nicola Lettieri, a nome del governo. Il rappresentante dell'Italia ha sottolineato più volte come la ricorrente, Soile Lautsi, sia una militante atea e abbia una convinzione errata della laicità vista come l'esclusione totale del sacro dai luoghi pubblici. La difesa italiana ha poi puntato a dimostrare come il crocifisso sia solo un simbolo passivo e muto inserito per altro in un contesto in cui l'insegnamento non impone alcun indottrinamento né fa proselitismo. Queste tesi sono state tutte contestate dal rappresentante legale di Soile Lautsi, l'avvocato Nicolò Paoletti, che nel suo intervento ha soprattutto cercato di dimostrare che l'Italia è uno Stato laico, e che questo le impone di non esporre i crocifissi nelle classi delle scuole pubbliche. Le parti si sono infine scontrate su altri due punti di fondamentale importanza, perche su questi potrebbe fondarsi la decisione della Corte.
Il primo riguarda la possibilità che Soile Lautsi non abbia adito a tutti i rimedi interni prima di ricorrere a Strasburgo. Se così fosse, il ricorso, secondo le regole della Corte diverrebbe inammissibile. Il secondo punto sollevato da una domanda del giudice britannico Nicolas Bratza, riguarda invece l'obbligatorietà a esporre i crocifissi nelle classi. Mentre l'avvocato Paoletti ha sostenuto che la presenza del crocifisso è obbligatoria, il governo italiano ha sostenuto che non si conoscono con certezza le fonti legislative che impongano l'esposizione, che la Corte di Cassazione e quella Costituzionale hanno chiarito che non c'è un provvedimento legislativo in tal senso, e che le circolari emanate sulla questione sono delle raccomandazioni. Ma tutto ciò è indifferente ha concluso il giudice Lettieri in quanto per questa Corte la prassi e equivalente alla legge.